Un detenuto è morto domenica 10 maggio nel carcere Filippo Saporito di Aversa. Nunzio Rutigliano, classe 1979, gli mancavano 10 mesi di condanna su una reclusione di 4 anni. Ancora sconosciute le cause del decesso. Il cadavere è stato trasportato presso l’Ospedale di Giugliano, nel reparto di Medicina Legale, dove verrà sottoposto all’esame autoptico. Il detenuto non era da solo in cella e avrebbe sofferto di disturbi psichici e depressivi. Prelevata anche la cartella clinica interna nel carcere per chiarire la situazione del detenuto. Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, ha dichiarato: “È purtroppo successo che un detenuto lì ristretto, definitivo per reati comuni e con fine pena febbraio 2021, è stato colto da malore ed è passato dal sonno alla morte. Lo sventurato, quarantenne di origine napoletana, è stato trovato senza segni di vita nel proprio letto dal compagno di cella. Scattato l’allarme, a nulla sono valsi i tentativi di rianimazione del personale sanitario e parasanitario della struttura penitenziaria. Inutile anche l’arrivo del 118 che anno riscontrato il decesso per arresto cardiocircolatorio”.

Il Garante dei Detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello fa sapere che Rutigliano avrebbe fatto richiesta per l’articolo 123 (decreto Legge Cura Italia sulla detenzione domiciliare, in deroga all’articolo 199 del 2010) ma non era rientrato tra i beneficiari e che era stato condannato per rapina aggravata. Ieri mattina aveva telefonato a una familiare, presumibilmente una zia. Nel pomeriggio è arrivata ai parenti la notizia del decesso.

Nello stesso carcere si erano verificati in settimana dei tentativi di suicidio. Dopo le richieste del Garante Regionale Samuele Ciambriello e della direttrice Carla Mauro, i braccialetti sono stati forniti a 10 detenuti che avevano diritto. Il detenuto, un giovane nordafricano, aveva tentato l’impiccagione ma il suo gesto era stato sventato dall’intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria. Ciambriello nell’occasione aveva denunciato il mancato arrivo dei braccialetti: “Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria sostiene di averne acquistati 5000 ma intanto anche nella nostra Regione i tempi di attesa per i detenuti che hanno ottenuto un’ordinanza di concessione della misura alternativa della detenzione domiciliare con applicazione del braccialetto elettronico, sono diventati lunghi e vanno sia a compromettere i contenuti del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18 e le scelte della Magistratura di Sorveglianza, sia creano sentimenti di angoscia in coloro che ne sono beneficiari. Tale frustrazione e malessere hanno portato un detenuto del carcere di Aversa a compiere un grave tentativo di gesto estremo, scongiurato soltanto grazie alla professionalità e alla prontezza del personale in servizio”.

“Voglio pubblicamente elogiare la Direttrice Reggente del carcere di Aversa, Carla Mauro, per la lettera – denuncia inviata al Ministero della Giustizia – Dap in cui chiede di “interessare nuovamente il ministero dell’interno – dipartimento di pubblica sicurezza – per ogni utile intervento atto a ridurre la lunghezza a dei tempi di attesa, che non soltanto va ad inficiare il criterio di semplificazione sotteso alla normativa deflattiva in parola, ma che soprattutto mina il clima generale dell’istituto, già provato dal particolare periodo di emergenza nazionale … È una vergogna, sia la mancanza di braccialetti, sia il fatto di volerli utilizzare per forza per fare uscire i detenuti che devono scontare ancora solo 18 mesi di reclusione, in misura di detenzione domiciliare. Ma la politica ha capito che il carcere è una polveriera con miccia corta?”.

Pietro Ioia, garante dei detenuti del comune di Napoli, ha commento sui social la morte del detenuto ad Aversa: “Nunzio Rutigliano anni 40 morto nel carcere di Aversa, gli mancavano gli ultimi 10 mesi su una condanna di 4 anni, stamattina aveva chiamato la famiglia per telefono e stava bene, poi oggi alle 17 la seconda telefonata dal carcere che era morto. Si continua a morire nelle nostre carceri, ogni volta che ne do notizia mi sento avvilito e sconfitto sia come uomo che come garante”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, torna a sottolineare la diffusa presenza di patologie varie tra i detenuti: “Dal punto di vista sanitario la situazione delle carceri è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Questo fa capire ancora di più come e quanto è particolarmente stressante il lavoro in carcere per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria e dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici”.