Si chiama Avigan, ma è anche conosciuto come Favipiravir, il farmaco anti-influenzale che Cina e Giappone starebbero sperimentando per la lotta al coronavirus. Secondo quanto dichiarato da Zhang Xinmin, direttore del Centro nazionale cinese per lo sviluppo della biotecnologia, un ramo del ministero cinese della scienza e della tecnologia, il farmaco sembra avere “un livello elevato di sicurezza ed è chiaramente efficace nel trattamento”. Queste le sue parole pronunciate lo scorso 17 marzo.

Secondo molti studi in rete il farmaco avrebbe “negativizzato il virus in quattro giorni” e le condizioni polmonari dei pazienti affetti da Coronavirus sarebbero migliorate nel 91% dei casi dopo averlo assunto rispetto al 62% di quelli trattati senza farmaco. Occorre però precisare che in Giappone i contagi dovrebbero aumentare verso la fine di marzo.

Anche il The Guardian si è occupato della vicenda. In un articolo del 18 marzo scorso ha citato media giapponesi che sostengono l’efficacia del farmaco nei pazienti affetti da coronavirus. L’Avigan avrebbe prodotto risultati positivi negli studi clinici effettuati nei laboratori di Wuhan e Shenzhen. Test che hanno coinvolto 340 pazienti.

Secondo l’emittente pubblica NHK, i pazienti sottoposti alla sperimentazione sono guariti dopo circa quattro giorni rispetto a una media di 11 giorni di coloro che vengono curati (e guariscono) senza l’uso di Avigan.

L’azienda che ha prodotto il farmaco (Fujifilm Toyama Chemical) interpellata dalla stampa ha però preferito non commentare le parole del funzionario del Governo cinese che hanno però fatto decollare le azioni della società.

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UTILIZZATO SU CHI HA SINTOMI LIEVI – La sperimentazione del farmaco in Giappone sta avvenendo su pazienti positivi al coronavirus ma con sintomi “lievi o moderati”. Una fonte del ministero della Salute nipponico ha fatto sapere che il farmaco non è efficace nelle persone che manifestano sintomi più gravi: “Abbiamo dato Avigan circa 80 persone, ma non sembra funzionare così bene quando il virus si è già moltiplicato”, ha dichiarato al Mainichi Shimbun. Lo stesso farmaco sarebbe stato utilizzato anche per contrastare l’epidemia di Ebola in Guinea.

EFFETTI COLLATERALI – Sulla vicenda del farmaco Avigan è intervenuto anche Pio D’Emilia, inviato di SkyTg24 in Asia:

“So che molti si aspettano una mia “opinione” sul video postato a proposito del farmaco Avigan… abbiate pazienza, sto cercando di documentarmi per rispondere in modo serio e dettagliato. Ma sappiate che comunque il farmaco esiste da molti anni, era stato ritirato dal commercio per i suoi pesanti effetti collaterali (danni alle puerpere, malformazioni al feto) e che in effetti è attualmente in sperimentazione in un paio di ospedali in Giappone”.

I DUBBI – “Sembra anche che il governo ne abbia requisito le scorte (circa 2 milioni di dosi). Tutto qui…da qui a dire che “è risultato efficace per il 90% dei casi”… ce ne passa. Anche perché in Giappone non è in vendita, non è prescrivibile e soprattutto non è certo il motivo per cui il Giappone e i giapponesi Sembrano essere immuni dal virus”.

“In ogni caso, ritengo assolutamente irresponsabile e scorretto alimentare false o inesatte aspettative sulla gente, soprattutto in un momento come questo, quando sofferenza, dolore, incertezza, paura rendono tutti più sensibili e soggetti a credere a qualsiasi cosa. Sui farmaci, e sulla loro efficacia, bisogna affidarsi a fonti serie, scientifiche e soprattutto ai medici. Non al primo turista che gira con un gufo tatuato sul collo”.

Il riferimento è al video di un ragazzo italiano che in questi giorni è diventato virale sui social: