Sul Green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro “serve pacificazione“. A dirlo in un post pubblicato sul proprio blog è Beppe Grillo, fondatore e garante del Movimento 5 Stelle. L’ex comico genovese fornisce un assist ai lavoratori non vaccinati, che dal 15 ottobre prossimo dovranno sottoporsi a tampone ogni 48 ore per poter accedere al proprio posto di lavoro, chiedendo che lo Stato si faccia carico dei costi dei test.

Grillo ‘calcolatrice alla mano’ evidenzia che i lavoratori senza vaccino “potrebbero essere 3-3,5 milioni, su 23 milioni di lavoratori, il 13 per cento-15 per cento circa. Se lo Stato decidesse, come auspicabile, di pagare i tamponi per entrare in azienda, per questi lavoratori, servirebbe circa 1 miliardo di euro fino a dicembre 2021“.

Nel suo post il garante pentastellato evidenzia come la campagna di vaccinazione sia stato un successo, sottolineando come ad oggi “sono sono circa 41 milioni gli italiani con vaccinazione completa, che corrisponde all’80 per cento della popolazione over 12. Uno dei migliori dati in Europa, che dovrebbe suggerire quindi che il popolo no vax in Italia è molto contenuto“.

Quanto ai lavoratori non vaccinati, per Grillo andrebbero individuati “automaticamente attraverso uno scambio dati tra Sogei che detiene i dati sui green pass, e Inps che detiene i codici fiscali dei lavoratori e le aziende dove lavorano. L’incrocio tra questi due dataset, con autorizzazione del garante, permetterebbe ad Inps di segnalare nel cassetto aziendale, i lavoratori senza green pass a cui fare il tampone, e si dovrebbe prevedere nel cassetto aziendale un riconoscimento di un bonus sotto forma di sgravio contributivo, in modo che il costo del tampone sia solo anticipato dall’azienda ma pagato a conguaglio da Inps, come succede in genere per la cassa integrazione ordinaria sui versamenti dei contributi aziendali”.

Un meccanismo che per il fondatore del Movimento 5 Stelle “non invaderebbe la privacy se non nei limiti strettamente necessari, con verifica di impatto, e dati trattati nel rispetto del Gdpr, e comunque senza conseguenze alcuna per i lavoratori, se non ai fini di pagare il costo del tampone, avrebbe il doppio vantaggio: uno, di essere veloce, evitare file e controlli ai tornelli aziendali, durante i quali certamente ai lavoratori vedrebbero in quel caso violati i loro spazi di libertà, e due, di essere gratuito per i lavoratori, e di individuare il costo e coprirlo con un bonus apposito, pagato dallo Stato”.

PROPOSTA BOCCIATA DAL MINISTRO ORLANDO – Una proposta bocciata a stretto giro dal ministro del Lavoro, il Dem Andrea Orlando, che chiude a qualsiasi deroga dalla normativa vigente.

“Io ho sempre detto una cosa, mi sembra ragionevole pensare a tutte le forme possibili di calmierazione, ma far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato“, ha detto Andrea Orlando, a margine della firma di un protocollo con la Camera nazionale del lavoro a Milano

“Io penso invece – ha aggiunto il ministro – che noi dobbiamo dire che chi va a lavorare e chi ancora non è convinto può avere anche un trattamento parzialmente diverso rispetto a chi non deve andare a lavorare”.

Redazione