Per Beppe Signori è la fine, definitiva, dell’incubo giudiziario che lo ha travolto. La FIGC, col suo presidente Gabriele Gravina, ha cancellato la radiazione del 2012 per l’ex bomber di Lazio, Bologna e Nazionale, dopo essere stato assolto con formula piena dalle accuse di calcioscommesse “perché il fatto non sussiste”.

Signori era stato accusato di aver truccato il risultato finale del match etra tra Piacenza e Padova, risalente al 2 ottobre 2010, finendo per due settimane agli arresti domiciliari. Ma quello che più colpì l’ex centravanti fu sicuramente l’onta mediatica del suo coinvolgimento nello scandalo calcioscommesse, un dramma durata 10 anni e dal quale è uscito completamente pulito.

A ricordarlo è lo stesso Signori dopo aver incassato la ‘grazia’ della FIGC che annulla “la sanzione della preclusione definitiva irrogata dagli Organi di Giustizia Sportiva”.

Le ripercussioni di quella inchiesta hanno colpito Beppe anche nel fisico, come racconta in una intervista al Corriere dello Sport: “I danni che ha mi ha procurato questa storia. Cicatrici enormi. Due anni fa mi è partito un trombo dal polpaccio che ha bucato un polmone. Mi sono ritrovato al Sant’Orsola sdraiato, intubato, perché stavo per schiattare. Ovviamente al trombo hanno concorso diversi fattori, però l’inchiesta ha contribuito a debilitarmi, insomma l’ho somatizzata. Le troppe sigarette hanno fatto il resto. Così come mi piaceva scommettere, mi piaceva fumare”.

Secondo il vicecampione del mondo con la nazionale italiana (nel 1994, ndr) all’epoca dell’inchiesta, nel 2011, “non c’era niente. Non c’erano Mondiali, né Europei. Un nome abbastanza noto in Italia e nel mondo che non fosse tesserato, il mio. C’erano tutte le condizioni per trasformarmi da mente, finanziatore e scommettitore nella faccia da mostrare al pubblico”. Signori si definisce “carne da macello. Io ho acquisito le intercettazioni, il mio nome non esce mai…non ci sono”.

Signori racconta anche il drammatico momento dell’arresto, paragonato ad un film. “Mi chiamò mia sorella mentre ero sul Frecciarossa per Bologna e chiese in quale carcere mi avessero portato. Che ca**o stai dicendo? Le dissi. E lei: perché sei stato arrestato? Arrivato a Bologna domandai ai due poliziotti in borghese che mi vennero a prendere cosa stesse accadendo. Mi mostrarono la foto del tg con il lancio “arrestato Beppe Signori per il calcioscommesse“.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia