La cristianità sparisce, almeno in Occidente, e Papa Bergoglio e gerarchie ecclesiali non se ne interessano, al contrario delle “alte e tormentate riflessioni” caratteristiche dell’era dei predecessori da Montini a Ratzinger. Di più: il papa come monarca assoluto è incompatibile con qualsiasi affermazione dei diritti della persona, e le vicende giudiziarie vaticane (caso Becciu) lo dimostrano appienao. E ancora peggio: le nomine dei cardinali effettuate da Bergoglio sono tante e tali da avere opzionato la scelta del suo successore, garantendo una prosecuzione del papato attuale. Infine: il monopolio maschile della Chiesa è ben lungi dall’essere stato almeno scalfito e dunque abbiamo di fronte un’istituzione senza futuro.

Fin qui ho riassunto molto sommariamente le argomentazioni di un liberale dello stampo del prof. Ernesto Galli della Loggia, pubblicate con ampio rilievo e spazio dal Corriere della Sera di mercoledì 30 dicembre. Non c’è che dire: c’è un bel da fare a rispondere. Perché è la base dell’argomentazione a essere completamente sbagliata. Lo dice lo stesso editorialista quando nota l’inconsistenza di Bergoglio di fronte alle “alte e tormentate riflessioni” dei suoi predecessori sulla crisi del cristianesimo in Occidente. Ma appunto: quelle dei suoi predecessori erano “riflessioni”. Cosa hanno prodotto in concreto? Certo Montini ha avuto un ruolo nel traghettare la Chiesa nel dopo-Concilio ma poi si è spaventato di andare troppo avanti ed è tornato indietro. Wojtyla ha seguito la sua politica verso l’Est e contro ogni totalitarismo spostando il baricentro ecclesiale verso un assetto tradizionale. Ratzinger ha riflettuto e molto; ma il governo è altra cosa. Qui Bergoglio è portatore di una visione diversa di Chiesa, è gesuita, desidera – come lui stesso dice – innescare processi di cambiamento e dialogo. Ha realizzato due Sinodi sulla famiglia, uno sull’Amazzonia, ha una visione che unisce profondamente bioetica e dottrina sociale e ha innescato una spirale di trasformazione. Apre la Chiesa su temi sociali scottanti: dalle coppie non sposate, all’accoglienza degli omosessuali, alla ritessitura del dialogo tra fede e scienza ad esempio a partire dal tema dei vaccini.

E qui siamo a un’altra svolta, che forse il nostro editorialista non ha ben compreso. Il mondo è cambiato drammaticamente, drasticamente, improvvisamente, sotto i nostri occhi. L’immagine di Papa Francesco solo in Piazza San Pietro il 27 marzo è emblematica: ha evocato il Vangelo della tempesta in mezzo al lago, dello spavento dei discepoli, della serenità di Gesù. Straordinaria metafora della nostra condizione. Solo che la barca non è uguale per tutti: alcuni sono aggrappati fuoribordo, altri stanno comodi sul ponte di comando, altri lavorano, altri ancora sono accovacciati ai bordi e lottano per non cadere in acqua. La Chiesa è lì per tutti, a ricordare che il senso della vita, e della tutela del pianeta, sono i veri temi e senza un impegno globale a migliorare le economie, i sistemi politici e sociali, la salute, non ci sarà vita per nessuno.

Ma a Galli della Loggia non interessa. Non interessa la presenza di una visione più larga di quella dell’Occidente: non a caso il papa è latinoamericano e non è una colpa ma una scelta dei cardinali nel 2013. Poi con le nomine dirige la scelta del suo successore? È una corbelleria bella e buona. Basti pensare a quanti ne ha nominati Wojtyla in 26 anni di governo: veramente tanti e poi nel 2005 chi è stato scelto? Ratzinger, che era stato creato cardinale da Montini. Ma per favore, Galli della Loggia, di che parliamo?
Certo sugli spazi per le donne, la Chiesa potrebbe fare molto di più. Ma il peso della teologia e della tradizione hanno creato una situazione difficile da dipanare. E poi c’è il diritto canonico. Sì, perché il nostro editorialista parla di democrazia, diritti, processi equi impossibili in uno stato teocratico e monarchico come la Chiesa, ma dimentica che le regole esistono e si chiamano diritto canonico. Ed anche il Papa lo deve rispettare. Ad esempio un Nunzio apostolico non può essere una donna, perché è carica riservata ad un vescovo e dunque un sacerdote. Certo si può cambiare, ma attraverso un nuovo diritto canonico. Come si fa a ignorarlo, buttando lì affermazioni insensate? Un’altra volta un’insigne storica disse che era l’epoca dell’accesso delle donne al cardinalato. Suggestivo. Peccato che il diritto canonico riserva la carica ai sacerdoti. Anche qui: magari domani si cambia il diritto canonico, ma ignorarlo oggi è un po’ una professione di ingenuità. O di demagogia; veda il lettore cosa scegliere.

Per questo è difficile controbattere a Galli della Loggia: gli mancano i fondamenti della discussione. Critica il pontificato dall’esterno, senza conoscere le regole e gli equilibri interni dei meccanismi di nomina, del Conclave, e senza riuscire a distinguere tra quello che un Papa dice e quello che fa. Bergoglio, rispetto ad altri predecessori, in pochi anni ha effettivamente intrapreso una strada, intervenendo sulle regole scritte e non scritte e avviando processi di cambiamento che si vedono nelle nomine dei vescovi e nelle scelte pastorali. L’aspetto pastorale è del tutto assente in questa analisi e la Chiesa è trattata come una “roba” politica mentre lo snodo di fondo è qui: nello stretto legame tra la dimensione sociale e la dimensione pastorale, che ogni papa articola secondo una specifica sensibilità e provenienza geografica.

A Papa Francesco forse dell’Occidente non importa tanto quanto i suoi predecessori europei. Magari è un bene, è un tentativo di aprire la dimensione ecclesiale ad un effettivo livello universale. Che fa del dialogo con ebraismo ed islam, ad esempio, come si vede con la Dichiarazione di Abu Dhabi (2019), una reale trasformazione.

La sensazione è che i liberali nostrani criticano il papa per partito preso. È troppo di destra? Non va bene; è troppo di sinistra? E no, non è possibile esserlo. Ma applicare tali categorie politiche – ammesso che abbiano ancora senso – è sbagliato e fuorviante. Un papa “di sinistra” non esiste. Esiste semmai un cardinale sensibile a tante questioni, a volte sociali, a volte teologiche, e diventa papa e magari il primo si chiama Bergoglio e il secondo si chiama Ratzinger. Ma fa parte del bagaglio culturale del pontefice in questione. Ignorarlo significa fare un gioco ai danni dei lettori. E qui la psicologia aiuta. Il gioco è quello di criticare qualunque opzione: sei troppo progressista e non va bene, sei troppo poco progressista e non va bene lo stesso. Risultato: qualunque cosa fai sbagli. Gregory Bateson negli anni Sessanta dimostrò che quando lo fanno i genitori con i figli, il tasso di schizofrenia aumenta. Qui speriamo di non caderci noi, che cerchiamo di avere occhiali da vista adeguati e non farlocchi.

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).