Papa Francesco ha sostenuto per la prima volta le unioni civili tra persone dello stesso sesso, intervistato per il lungometraggio documentario ‘Francesco’, presentato al Festival del Cinema di Roma. Il ‘sì’ del Papa è arrivato a metà del film, che approfondisce i temi a lui più cari, tra cui l’ambiente, la povertà, le migrazioni, la disuguaglianza razziale e di reddito, e le persone più colpite dalla discriminazione.

Il pontefice argentino spiega nel documentario che “gli omosessuali hanno diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio, e hanno il diritto a una famiglia. Nessuno deve esserne escluso“. “Ciò che dobbiamo creare – continua il Papa – è una legge sulle unioni civili. In questo modo, gli omosessuali godrebbero di una copertura legale. Io ho difeso” norme di questo tipo, ha detto Francesco.

Nel documentario a firma di Evgeny Afineevsky vi è anche un momento particolarmente toccante: la telefonata del Papa ad una coppia di omosessuali con tre figli, in risposta ad una lettera che avevano inviato al Pontefice in cui evidenziavano l’imbarazzo della famiglia nel portare i loro bambini in parrocchia. La risposta di Francesco è stata chiara: il consiglio è stato quello di portare i bambini in chiesa, non curando gli eventuali giudizi.

Mentre era arcivescovo di Buenos Aires, il pontefice aveva approvato le unioni civili per le coppie gay come alternativa ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, non si era mai espresso pubblicamente a favore delle unioni civili come Papa. La posizione di Francesco è stata più volte sostenuta anche da parte della Chiesa italiana. Tra gli esponenti più eminenti del pensiero bergogliano ci sono Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, e il vescovo Marcello Semeraro, neo-prefetto della Congregazione dei Santi, che ha appena preso il posto del cardinale Becciu. Solo lo scorso lunedì, monsignor Bruno Frote, teologo arcivescovo di Chieti e presidente della Conferenza Episcopale dell’Abruzzo-Molise, si è espresso a sostegno del riconoscimento delle unioni omosessuali, a condizione che si distinguano chiaramente dai matrimoni eterosessuali. “Il problema è quello di evitare qualsiasi equazione ottusa, anche semantica, ma ovviamente questo non significa affatto che si debba poi escludere anche la ricerca di una possibile codificazione dei diritti delle persone che vivono in un’unione omosessuale”, ha precisato.