“Mi è stato detto mentre venivo qui” che il presidente Donald Trump “ha detto che non si sarebbe presentato all’inaugurazione. Una delle poche cose su cui io e lui siamo mai stati d’accordo. È una buona cosa che non partecipi”. Lo ha detto il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. “Ha superato anche le mie peggiori opinioni su di lui. È stato motivo di imbarazzo per il Paese, imbarazzo in tutto il mondo, non degno di ricoprire quella carica”, ha aggiunto Biden.

Il botta e risposta tra Biden e Trump continua ad essere acceso. Il presidente uscente ammette la sconfitta ma non l’uscita di scena. Per la prima volta dalle elezioni del 7 novembre, Donald Trump riconosce la vittoria del rivale democratico Joe Biden. La “nuova amministrazione sarà inaugurata il 20 gennaio”, annuncia in un video su Twitter, senza però rinunciare a ribadire, nell’arco della giornata e sullo stesso social, che “non parteciperà” alla cerimonia di insediamento.

Sarà il primo presidente in carica, dai tempi di Andrew Johnson, a saltare l’inaugurazione del suo successore e, sebbene ciò nella pratica non cambi nulla per il dem, la mossa non contribuisce a distendere gli animi dopo gli scontri avvenuti mercoledì al Campidoglio. Nonostante la bufera, Trump torna ad alzare la voce promettendo che “i 75 milioni di grandi patrioti americani che hanno votato per me, per ‘America First’ e per ‘Make America great again'” avranno “una ‘voce gigante’ nel futuro”. Non è chiaro come il tycoon trascorrerà le ultime ore del suo mandato e la stessa incertezza aleggia sulla presenza del suo vice, Mike Pence, alla cerimonia. Ma Biden ha sottolineato che il vice presidente degli Stati Uniti sarebbe “il benvenuto” al suo giuramento.

Nel frattempo non si allontana dal magnate lo spettro del ricorso al 25esimo emendamento, che prevede la possibilità di rimuovere un presidente dall’incarico nel caso non lo si riconosca in grado di adempiere ai suoi doveri: il vice Pence, a cui spetta il compito, sembra comunque riluttante a invocarlo. Secondo una fonte citata dal New York Times, il vicesegretario “è contrario all’appello lanciato dai democratici al Congresso e da alcuni repubblicani”. Dello stesso avviso Biden, ostile anche alla messa in stato di accusa di Trump.

“Il presidente eletto non ha voglia di aprire un procedimento di impeachment contro il presidente Trump, poiché preferisce mantenere la sua concentrazione sull’insediamento, che avverrà fra 13 giorni”, riportano fonti a Cnn aggiungendo che non sarebbe d’aiuto “a unificare questo Paese”. Chi invece non vuole sentire ragioni, puntando a fare uscire di scena il tycoon, è la speaker della Camera, Nancy Pelosi. La portavoce annuncia che “se il presidente non lascerà l’incarico in modo imminente e volontario, il Congresso procederà con la sua azione”. E con ciò si intende, in assenza di attivazione del 25esimo emendamento, la votazione sugli articoli per l’impeachment, che alcuni deputati democratici pianificano di introdurre lunedì con la motivazione secondo cui Trump “ha rilasciato intenzionalmente dichiarazioni che hanno incoraggiato e prevedibilmente portato a un’imminente azione illegale al Campidoglio”.

La votazione potrebbe avvenire a metà della prossima settimana. Pelosi ha però mosso un passo ulteriore andando a parlare con il capo dello Stato maggiore congiunto, il generale Mike Milley, “per discutere le precauzioni disponibili per impedire a un presidente instabile di avviare ostilità militari o accedere ai codici di lancio e ordinare un attacco nucleare”. Una rassicurazione sul tema è arrivata dal fatto che, stando a quanto riferito dallo stesso Milley, “esistono i mezzi per evitare che il presidente Donald Trump possa ordinare un attacco nucleare”. In ogni caso, secondo la portavoce, la situazione di “questo presidente instabile non potrebbe essere più pericolosa”.