S’è aperta la caccia. E s’è aperta la gara a chi riesce a pronunciare la frase più indignata. Partecipano più o meno tutti. Sia i partiti accusati di essere coinvolti sia quelli che pare siano fuori. Lo scandalo sono quei 600 euro di bonus per le partite Iva in difficoltà che secondo l‘Inps sarebbero stati percepiti da cinque parlamentari e da un conduttore televisivo. Impossibile conoscere i nomi, però si conoscono i partiti di appartenenza. Nessun reo confesso, per ora, anche perché il clima è quello del linciaggio.

Meloni, Salvini e Di Maio più di tutti, ma gli altri a ruota. Nessun leader di partito ha invitato alla calma e ad aspettare almeno di sapere meglio cosa sia successo. Le indiscrezioni dicono che i cinque deputati sarebbero tre della Lega, un 5 Stelle e un renziano. Però ieri sera si è sparsa la voce che i 5 reprobi in realtà siano 3 e che non ci sia nessun renziano. Dopodiché siccome l’Inps ha spiegato che ci sono poi altri 2000 politici tra governatori, assessori e consiglieri comunali, l’orgia dei moralisti si è allargata ancor di più. Tra urla di dolore e richieste di fucilazione.

Nessuno ha fatto notare che c’è una bella differenza tra un deputato, che ha uno stipendio di 12/13 mila euro al mese, e un consigliere comunale di un piccolo paese, che probabilmente alla fine del mese porta a casa un centinaio di euro e magari del sussidio ha bisogno davvero, molto più di un professionista romano o milanese. Il clima però è quello: addosso, addosso. E se qualcuno fa notare che non c’è nessun reato, e che la norma era fatta così (coi piedi, probabilmente) peggio ancora. Ti spiegano che non è il reato che conta ma la moralità. E invocano il tribunale dell’etica, dei giusti, dei savonarola, di Dio. Qualcuno ha il coraggio di opporsi e di chiedere un po’ di ragionevolezza? Improbabile. Anche perché si è aperta la campagna elettorale per il referendum contro il Parlamento.