Il bonus da 600 euro chiesto da 5 parlamentari e ottenuto da 3 ha fatto indignare l’Italia e anche tutte le forze politiche da sinistra a destra. Nei partiti si continua a cercare i responsabili tra rei confessi e chi si nasconde ma il clima è molto teso. Soprattutto tra i Cinque Stelle e la Lega, i partiti additati di avere la “mela marcia” al suo interno. Tra i pentastellati ce ne sarebbe uno, tra i leghisti due. Così i vertici del Movimento hanno iniziato a far firmare un documento per rinunciare alla privacy per far uscire allo scoperto chi ha preso il bonus. Secondo Repubblica il Governo sta studiando una soluzione per fare in modo che i soldi del bonus vengano anche restituiti dai politici che li hanno chiesti. Intanto continua l’indagine interna della Lega. Intanto continuano le autodenunce e le spiegazioni di quanto accaduto, molte delle quali con tanto di certificazione di aver devoluto in beneficenza l’incassato.

LEGA – Ci sono due consiglieri regionali della Lega e il vicepresidente della giunta del Veneto tra coloro che hanno chiesto il bonus autonomi all’Inps. Si tratta dei consiglieri Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli e del vice presidente della giunta Gianluca Forcolin. Lo confermano fonti interne al Carroccio veneto. A presentare la domanda per il bonus, non concesso peraltro, per Forcolin, sarebbe stata, sulla base delle sue dichiarazioni, la sua socia. “Sono socio in uno studio di tributaristi. Quando è esplosa la questione del bonus, in queste ore, ho verificato con la mia socia che, senza che lo sapessi, ha presentato domanda per tutti dove possibile. Avevamo sette dipendenti in cassa integrazione. Il dato di fatto, però, è che io non ho visto un centesimo. Lo sottoscrivo col sangue”. Così Gianluca Forcolin, vicepresidente della Regione Veneto, al Corriere della Sera. “La domanda – spiega – non è stata accettata. Non è arrivato mai nulla. La richiesta rispondeva a ogni criterio di legittimità e quei 600 euro, fossero arrivati, sarebbero rimasti nelle casse dello studio”. Per quanto riguarda la sua candidatura in vista delle elezioni regionali di settembre, Forcolin ha chiarito: “Resto a disposizione del partito. Voglio augurarmi che 5 anni di integrità e impegno etico e morale non siano messi a repentaglio da una semplice pratica. Che poi… verifichiamo quanti mariti, mogli e parenti hanno usufruito del bonus bebè, incentivi auto e quant’altro. A quel punto, la questione si allargherebbe…”.Barbisan ha invece ottenuto il bonus ma ha prodotto documenti che attestano che ha immediatamente devoluto la somma in beneficenza.

BOCCI – Ubaldo Bocci, coordinatore del centrodestra nel Consiglio comunale di Firenze, che nel 2019 sfidò Dario Nardella nella corsa a sindaco del capoluogo toscano, ha chiesto e percepito il Bonus per i professionisti in difficoltà a causa dell’emergenza Covid. Bocci, ex dirigente Azimut, come riportano oggi i quotidiani locali, spiega di non aver problemi di finanze ma di averlo fatto “per dimostrare che il governo stava sbagliando non dando soldi ad hoc per disabili e tossicodipendenti” e di aver dato tutto in beneficenza, assicurando di avere i bonifici che lo testimoniano. “È vero ho preso quei soldi ma non li ho tenuti per me – rivela Bocci -. Il commercialista mi disse che avrei potuto averli anche io visto che si trattava di denari a pioggia, dati in maniera sbagliatissima, senza distinguere reddito e posizione di ciascuno. E allora pensai che potevo richiederli per donarli a chi ne aveva davvero bisogno. E così ho fatto”. “Lo dichiarai anche in una riunione dei capigruppo in Palazzo Vecchio”, ha spiegato.

LEONE – “Ho già provveduto allo storno delle cifre all’Inps restituendo i due bonus”: lo afferma all’ANSA Claudio Leone, consigliere regionale del Piemonte, eletto lo scorso anno per la prima volta nella Lega. “I contributi erano destinati alle società di cui faccio parte per il periodo di chiusura dei negozi – spiega -. Sentito il commercialista, entrambe rientravano nelle attività alle quali spettavano gli aiuti. Ne ho parlato con i soci e abbiamo deciso di chiedere il bonus. L’ho fatto a cuor leggero forse, certo che fosse consentito. La politica non c’entra nulla”. Secondo quanto anticipato dalle pagine locali di alcuni quotidiani anche un altro consigliere regionale della Lega, Matteo Gagliasso, avrebbe percepito il bonus.

L’INPS – I nomi dei deputati che hanno chiesto il bonus da 600 euro vanno resi pubblici oppure no? “Credo che a pronunciarsi debba essere il Garante della privacy. Ma se la legge prevede che la prestazione va erogata, come in questo caso, l’Inps non può fare altro che procedere. Non sta all’istituto decidere se darla oppure no”. Lo ha detto Marialuisa Gnecchi, vicepresidente dell’Inps, ex parlamentare del Pd, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. Ma con uno stipendio così alto è opportuno chiedere un bonus pensato per chi era in difficoltà? “Ecco, è un problema di etica e responsabilità individuale. Quelle domande – ha aggiunto – sono eticamente discutibili, ma in caso devono essere i diretti interessati a farsi avanti. Io i nomi non li so e se li sapessi non li direi. Ma spero che questo caso serva a far riflettere su come sono stati costruiti questi bonus e soprattutto sulle correzioni possibili. Siamo ancora in tempo per fare un’operazione di giustizia”. Intende dire che i bonus a pioggia sono un’ingiustizia? “Esatto. Con il primo decreto, quello di marzo, l’intenzione del governo poi confermata dal Parlamento è stata quella di aiutare tutti e subito. Ma per fare in fretta non c’è stata nessuna selettività”, ha sottolineato Gnecchi. Anche un errore? “A marzo no. Il governo e il Parlamento hanno voluto dare il segnale di voler intervenire subito. E nessuno immaginava che ancora adesso saremmo stati qui a girare con le mascherine. Ma poi bisognava usare i Codici Ateco, che indicano il ramo di attività: se il negozio è chiuso il bonus c’è, se il negozio è aperto il bonus non c’è. Ma la selettività è arrivata solo a maggio”, ha aggiunto la vicepresidente dell’Inps. Ma mentre i decreti venivano scritti, l’Inps non ha suggerito al governo queste modifiche? “Io ne ho parlato con tutti, ma bisognava fare presto. Alcune cose possono essere corrette con i decreti ancora in conversione. E spero che non si perda quest’occasione”.