Colpo di scena in Cassazione. La Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio l’ordinanza della Corte d’Appello di Palermo che aveva riconosciuto a Bruno Contrada, ex numero due del Sisde, il servizio segreto civile, la riparazione per ingiusta detenzione di 667 mila euro.

I giudici della Cassazione hanno dunque accolto il ricorso del sostituto procuratore generale di Palermo Carlo Marzella: quest’ultimo aveva sostenuto che al quasi 90enne Contrada non spettasse il risarcimento perché il carcere non sarebbe stato “ingiusto”.

Come noto Contrada, 89 anni, era stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa trascorrendo 4 anni e mezzo in carcere e 3 anni e mezzo ai domiciliari, sentenza annullata dopo il ricorso e la pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) di Strasburgo che aveva dichiarato illegittimo il verdetto italiano.

In particolare i magistrati europei condannarono nel 2015 l’Italia a risarcire l’ex poliziotto, anche destituito dalla polizia di Stato e poi reintegrato come pensionato nel 2017 dal capo Franco Gabrielli: la Cedu infatti con la sentenza ha stabilito che Contrada non andava né processato né condannato perché il reato di concorso esterno in associazione mafiosa era stato tipizzato e aveva assunto una dimensione chiara e precisa solo con la sentenza Demitry del 1994.

La sentenza della Cedu era quindi stata utilizzata dai legali di Fontana per chiedere la revoca della condanna: in un primo momento la Corte d’Appello di Palermo giudicò il ricorso inammissibile, giudizio ribaltato dalla Cassazione e che portò al risarcimento per la detenzione illegittima, oggi annullato.

“Aspettiamo di leggere le motivazioni per un esame più approfondito, – dice il suo avvocato Stefano Giordano – ma è evidente fin d’ora che la Corte di legittimità non ha dato esecuzione alla sentenza di Strasburgo, secondo cui Contrada non andava né processato, né condannato”. “Ora la palla passa nuovamente alla Corte d’Appello palermitana. Ma, comunque andrà a finire la vicenda, è probabile che il Contrada non vedrà mai un centesimo di quanto gli spetta, considerate la sua età e le sue condizioni di salute e la lunghezza dei tempi processuali”.