Un risarcimento da 667mila euro a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione patita nel procedimento penale. È la liquidazione decisa dalla Corte d’Appello di Palermo in favore dell’ex numero due del Sisde Bruno Contrada. La condanna dell’ex poliziotto  a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa venne giudicata illegittima dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Cassazione.

LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA – Contrada, 88 anni, era stato arrestato alla vigilia di Natale del 1992 e trascorse 4 anni e mezzo in carcere, altri tre e mezzo agli arresti domiciliari. In favore dell’ex 007 si era espressa nel 2015 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con una sentenza nella quale osservava che la condanna di Contrada per il reato concorso esterno in associazione mafiosa “all’epoca dei fatti contestati, tra il 1979 e il 1988” non era “sufficientemente chiaro e prevedibile”. Nel 2017 arrivò quindi la revoca della condanna a 10 anni da parte della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dal legale di Contrada, Stefano Giordano.

IL COMMENTO DI CONTRADA – Dopo aver appreso della decisione della Corte d’Appello, Contrada ha ricordato come “i danni che io, la mia famiglia, la mia storia personale, abbiamo subito sono irreparabili e non c’è risarcimento che valga. Io campo con 10 euro al giorno. Stare chiuso per il Coronavirus non mi pesa: sono stato recluso 8 anni”. L’ex numero due del Sisde ha sottolineato come “il denaro non può risarcire i danni che ho subito in 28 anni. Quando nel 2017 la Cassazione ha recepito la sentenza della corte europea per i diritti dell’uomo, confortata dalla decisione della grande Camera di Strasburgo dove 17 giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’Italia ho provato un momento di gratificazione. L’Europa riconosceva la mia sventura umana e giudiziaria. Ma io provavo sofferenza solo a leggere i documenti di quella causa che cominciava con ‘Bruno Contrada contro l’Italia”.