Ancora tu. E per la terza volta, altro che: “Ma non dovevamo non vederci più?“. Il centrodestra ha sciolto la riserva per le regionali campane della prossima primavera. E la scelta è ricaduta ancora su Stefano Caldoro, sfidante del presidente Vincenzo De Luca in una tornata elettorale che acuirà ulteriormente il sapore del duello. Della sfida personale. E, inevitabilmente, dell’immobilismo della politica locale visto che i due si scontreranno in una fatidica bella per palazzo Santa Lucia dopo la vittoria di Caldoro nel 2010 e quella di De Luca nel 2015. Probabilmente la prima bella elettorale della storia.

L’accordo su Caldoro sarebbe stato raggiunto in un incontro a Roma, a Palazzo Grazioli, tra Silvio Berlusconi e la vicepresidente del Senato Mara Carfagna. Quest’ultima era stata data per lungo tempo come candidata del centrodestra in Campania. Una scelta, a quanto pare, accantonata. “Nessuna battaglia personale – ha detto Carfagna, allargando il discorso a livello nazionale – Non mi interessano gli incarichi di vertice se poi Forza Italia non viene rilanciata come merita con idee e programmi rappresentativi dell’area moderata, alla quale abbiamo sempre fatto riferimento“. Nel frattempo, a Sorrento, il leader della Lega Matteo Salvini parlava di Caldoro come di “un ottimo amministratore“. E del sogno di un candidato leghista per Napoli: forse la chiave nella trattativa per il via libera a Caldoro.

LA PRIMA SFIDA DEL 2010 – Il candidato della destra vinceva le regionali nel marzo 2010 con il 54,2% dei voti. Lo schieramento era formato da Popolo delle Libertà, La Destra, Udeur, Unione di Centro, Alleanza di Popolo, Noi Sud, Alleanza di Centro-Democrazia Cristiana e Lista Insieme per Caldoro. Quest’ultima lista si aggiudicava quasi 160mila voti. Tutto lo schieramento un milione e 586mila e aveva ragione in quattro province su cinque. Caldoro giurava da presidente il 17 aprile dopo essere stato sottosegretario all’Istruzione, viceministro all’Istruzione e ministro per l’Attuazione del programma di governo. Il suo principale concorrente, Vincenzo De Luca, era stato staccato di più di dieci punti percentuali e si fermava al 43%.

LA RIVINCITA DEL 2015 – De Luca si sarebbe rifatto nel 2015, quando l’ex sindaco di Salerno e sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti vinceva con il 41,15% e un margine di 600mila voti sullo stesso Caldoro. A sostenerlo, in uno schieramento da 987mila voti, il Partito Democratico, Campania Libera, Centro Democratico – Scelta Civica, Unione di Centro, Partito Socialista Italiano, Davvero Verdi, Italia dei Valori e la Lista De Luca Presidente, che superò le 111mila preferenze. In quel caso a incidere fu il cosiddetto “Accordo di Marano” del maggio 2015, quando l’intesa di De Luca con gli ex democristiani capeggiati da Ciriaco De Mita risultò determinante per la corsa a Palazzo Santa Lucia. Di quell’amministrazione Caldoro disse che la Campania era “una regione non più governata“.

2020, LA BELLA – Sull’eventualità di una nuova sfida con il rivale di sempre, De Luca ha lamentato: “Voi ancora continuate a perdere tempo con queste fesserie della politica politicante? State cominciando un anno prima, io parlo solo dei problemi. La politica politicante non mi interessa“. Eppure l’appuntamento per il nuovo duello sembra ormai ufficiale, oltre che sempre lo stesso.

I SONDAGGI – Il centrodestra intanto è ottimista per la decina di punti di vantaggio che gli attribuiscono alcuni sondaggi. Il Movimento 5 Stelle non risulta al momento della partita. Sarà dunque una sfida a due, ancora una volta. Ai tempi della prima, nel 2010, al governo c’era il quarto esecutivo Berlusconi. Il segretario del Pd era Pier Luigi Bersani. Il M5s non aveva nemmeno un anno di vita e Luigi De Magistris non era ancora sindaco di Napoli. Nel 2015 a Palazzo Chigi sedeva Matteo Renzi. Il segretario della Lega Matteo Salvini aveva appena inaugurato il nuovo corso che avrebbe allargato il campo del Carroccio al centro e Sud Italia. Nel 2020 tutte queste realtà si sono mosse, scisse, evolute, sono cambiate o si sono estinte e trasformate. Tranne in Campania, dove la scelta resta la stessa: De Luca o Caldoro. Ancora una volta. Forse l’ultima, per la sfida definitiva. Lo scontro finale.