La riforma della pubblica amministrazione è al centro del dibattito politico ormai da anni e adesso pare giunta l’ora del cambiamento. Ebbene, qual è lo “stato di salute” delle amministrazioni regionali e la loro capacità amministrativa e finanziaria? Secondo un’indagine condotta dalla Fondazione Etica Milano, la Campania presenta tre punti particolarmente critici. La prima è l’età media del personale che è di 56,5 anni a fronte di una media nazionale di 54 anni; la Basilicata presenta la situazione più critica con dipendenti pubblici di circa 57 anni, mentre la regione più “giovane” è il Piemonte dove la maggior parte degli impiegati pubblici ha 51 anni.

L’altro tasto dolente dell’amministrazione regionale campana è rappresentato dal numero medio di assenze del personale che solitamente chiede 11,4 giorni per malattia l’anno contro i 2,6 giorni della Liguria che registra il risultato migliore; più dei campani si assentano soltanto i dipendenti siciliani con un 12,3 giorni di malattia all’anno. Purtroppo in questo caso i luoghi comuni che da anni aleggiano attorno alle regioni del Sud vengono confermati dai numeri. «Complessivamente, per la Campania, la sua gestione del personale della risulta insufficiente ma, in termini comparati, non è molto al di sotto della media delle altre Regioni: score 32 su 39 di media», spiega Paola Caporossi, direttrice della Fondazione Etica di Milano.

Nell’ambito della gestione del personale la Liguria registra il risultato migliore con 80 punti su 100; molto indietro, invece, il Molise con soli 2 punti su 100. In generale, nessuna Regione del Sud ottiene per l’area un rating pubblico sufficiente, a parte la Puglia che vi si avvicina molto facendo segnare uno score di 49 su 100. La Campania risulta poco performante anche per ciò che riguarda la trasparenza della gestione della macchina amministrativa: non sono stati pubblicate le informazioni sui premi ai dirigenti, non risulta una comunicazione che attesti quanto denaro è stato stanziato per questa voce e quanto effettivamente, poi, ne è stato erogato. Nonostante la legge imponga di rendere nota questa voce di spesa, questo obbligo risulta disatteso da otto Regioni. Infine anche il “rapporto dirigenti su dipendenti” costituisce un punto di debolezza per la Campania: la percentuale è del 5,3%, fa peggio la Sicilia con una media dell’8,8%, mentre la performance migliore appartiene alla Provincia autonoma di Trento con una percentuale del 2,1%.

L’opinione prevalente, in Italia, ritiene che i dipendenti pubblici costino troppo, soprattutto nelle amministrazioni del Sud, ma i numeri rilevati non dicono esattamente questo. E così l’unico punto di forza di Palazzo Santa Lucia è rappresentato dalla la spesa pro capite per il personale: 40,6 euro contro i 1.831 registrati nella Valle d’Aosta, che si aggiudica l’ultima posizione, e i 16 della Lombardia. La Campania è la Regione del Sud che spende meno al riguardo, a fronte di una Sicilia che sborsa quasi 130 euro, ma anche di una Provincia autonoma di Bolzano (qui siamo tornati al Nord) che arriva a sfiorare i 240 euro. Spendere poco, però, non basta per fregiarsi del titolo di buona amministrazione.

Bisogna intervenire sulla scelta del personale. La soluzione? «Per riformare la pubblica amministrazione non serve assumere migliaia di nuovi dipendenti, come stiamo leggendo ogni giorno sui media, se prima non si verifica se esse sanno gestire bene il personale – spiega Caporossi – E questo non lo sta facendo nessuno nel nostro Paese: per questo offriamo i nostri dati e indicatori, cioè per fornire una prima mappatura di quella capacità gestionale che deve venire prima, non dopo le assunzioni». Quali pericoli si annidano in questo approccio sbagliato?. «Rischiamo che molti giovani laureati finiscano per essere dirottati a fare fotocopie, senza alcuna possibilità di esprimere alcuna competenza e incidere su un cambio di passo strutturale – conclude Caporossi –  oltre che con l’inevitabile conseguenza di demotivarsi dopo breve tempo».