Renato Brunetta torna a mettere mano alla pubblica amministrazione. Il neo ministro, tornato nel dicastero che aveva già occupato nel 2008, nel quarto governo Berlusconi, ha partecipato questa mattina assieme al presidente del Consiglio Mario Draghi alla firma Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale e con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

ALLARME PER ETA’ E FORMAZIONE – “Se il settore pubblico non funziona la società diventa più ingiusta e più fragile. I lavoratori pubblici hanno un ruolo centrale: questo è sempre vero ma lo è ancora di più con la pandemia”, ha affermato il presidente del Consiglio, sottolineando poi come “con la pandemia ci siano nuove forme di lavoro che richiedono investimenti”.

Il premier nel suo discorso ha fatto un discorso molto ‘pratico’: “Pensate alla capacità, al sacrificio, dei medici, degli infermieri, delle forze dell’ordine, del personale degli enti territoriali e statali, nel dare e fornire i servizi essenziali: a fronte di questa centralità del settore pubblico se guardiamo alla realtà concludiamo che ci sono tante cose da fare – ha proseguito Draghi -. Do soltanto due numeri: l’età media oggi è di 50 e qualcosa, quasi 51 anni, vent’anni fa era di 43 e mezzo. Dal punto di vista demografico per ragioni che trovano la loro radice in eventi anche lontani è stato un progressivo indebolimento della struttura demografica della Pa. Secondo aspetto è la formazione: si spendono ben 48 euro a persona, e bene lo dico ironicamente, e un solo giorno è destinato a tale scopo”.

Soddisfatto anche Brunetta, che “assegna alla coesione sociale non una semplice ripetizione retorica, ma un valore fondamentale di uno Stato che si rinnova, si modernizza sul valore della persona e della partecipazione”. Un patto che per il ministro “inaugura alla coesione sociale non una semplice ripetizione retorica, ma un valore fondamentale di uno Stato che si rinnova, si modernizza sul valore della persona e della partecipazione”.

I PUNTI DELLA RIFORMA – I nodi fondamentali del Patto riguardano “il lavoro, l’organizzazione e la tecnologia”. Sulla questione economica nel documento si evidenzia che il Governo emanerà all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) gli atti di indirizzo di propria competenza per il riavvio della stagione contrattuale. I rinnovi contrattuali relativi al triennio 2019-2021 interessano oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, per un aumento medio di 107 euro circa.

Altro tema diventato fondamentale con lo scoppiare dell’epidemia è quello del lavoro agile/smart working. “Il confronto in sede Aran — è scritto nel patto firmato tra le parti — sarà l’occasione per definire le linee di intervento sullo smart working perché si eviti una iper regolamentazione legislativa e vi sia più spazio per la contrattazione di adattare alle esigenze delle diverse funzioni queste nuove forme di lavoro che, laddove ben organizzate, hanno consentito la continuità di importanti servizi pubblici anche durante la fase pandemica”.

Quindi gli investimenti in formazione, ricordati nel discorso da Draghi ironizzando sui 48 euro spesi a persona nel settore pubblico. “Se pensiamo allo sviluppo del lavoro in smart working, vediamo come è cambiato il nostro modo di lavorare; nuove professionalità richiedono investimenti e nuove regole. Questo è il percorso che stiamo iniziando oggi”, ha detto il premier.

Nell’ambito dei nuovi contratti collettivi, è evidenziato nel Patto siglato con i sindacati, “saranno adeguati i sistemi di partecipazione sindacale, valorizzando gli strumenti di partecipazione organizzativa e il ruolo della contrattazione integrativa. Le parti concordano sulla necessità di implementare gli istituti di welfare contrattuale, con riferimento al sostegno alla genitorialità e all’estensione al pubblico impiego di agevolazioni fiscali già riconosciute al settore privato, relative alla previdenza complementare e ai sistemi di premialità diretti al miglioramento dei servizi”.