Avere posto fine ai vari governi Conte – che rischiavano di dover gestire alcune questioni gigantesche, come la vaccinazione di massa e il nuovo piano Marshall – è un merito molto grande. Una medaglia d’oro puro che Mario Draghi si può appuntare sul petto. Punto. Purtroppo: punto. I meriti dell’ex governatore, al momento, sembrano fermarsi qui. Scelta dei ministri: nessuno può dire che, tranne qualche rara eccezione, siano stati scelti nomi eccellenti. Siamo appena un po’ al di sopra dei due governi dei dilettanti guidati dai 5 Stelle.

Ci avevano annunciato meraviglie, ci siamo trovati a un livello bassino. Sottosegretari. Anche qui qualche eccezione lodevole (ovvio che tra le eccezioni metto la mia amica Deborah Bergamini, che insieme a me ha fatto partire e diretto il Riformista, prima di tornare alla politica pura) ma poi tanti nomi difficili da digerire. Alla scuola, mi pare, c’è un sottosegretario convinto che la frase “Chi si ferma è perduto” sia un verso di Dante e non una battuta di Topolino di 70 anni fa, ripresa vent’anni dopo da Totò. Ce l’avrà la terza media? Boh. Alla cultura la simpaticissima Borgonzoni, che però sosteneva che l’Emilia (la sua Regione) confina col Trentino e non legge un libro da 3 anni.

Poi c’è Sibilia, quello dei chip sottopelle, del mancato sbarco sulla luna, forse anche delle scie chimiche, che è finito all’Interno. Castelli, che dava esilaranti lezioni di economia a Padoan, l’hanno lasciata all’Economia. Alla difesa c’è una certa Stefania Pucciarelli che una volta mise un like a un tweet che invocava i forni nazisti per gli immigrati. E non si ferma mica qui l’elenco. Sono solo finite le righe. Dopodiché ci sono i primi passi del governo. Malfermi e preoccupanti. La prescrizione è sparita sull’altare dei 5 Stelle e non pare ci sia nessuna voglia di ripristinare lo Stato di diritto massacrato da tre anni di grillismo. I Dpcm che dovevano scomparire stanno tornando. Arcuri è lì. Il Sud fuori dai radar, anche per via di un governo quasi tutto settentrionale. È stato ucciso un ambasciatore e nessuno risponde sulle responsabilità della Farnesina.

Insomma, è pur vero che è passata neanche una settimana, ma i segnali sono allarmanti. O Draghi dà una sterzata, e prende in mano l’agenda, e detta una linea politica, e taglia con i pasticci di Conte, o anche a noi verrà il dubbio, atroce, che, in fondo, mica è cambiato molto.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.