“Svuotare è un espressione che non userei mai” , dice Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà, a Liana Milella di Repubblica. “Alleggerire il carcere in modo drastico – specifica – andando a incidere su tutte quelle situazioni in cui si può esercitare una sicurezza esterna senza mantenere la detenzione”. Un’intervista che parla dell’emergenza coronavirus e dei suoi effetti sulle carceri italiane. Ormai due settimane fa, tra l’8 e il 10 marzo, si sono verificate in numerose strutture in tutta Italia rivolte e proteste anche violente. La causa: la sospensione delle visite dei familiari. Alla fine il bollettino ha contato 13 morti. Ma Palma non teme più rivolte all’interno degli Istituti.

“In questo momento ci sono 58.810 detenuti nelle camere di pernottamento, cioè i detenuti realmente in carcere – riferisce Palma  – vuol dire che c’è un calo rispetto ai dati che precedono l’esplosione del coronavirus, quando i detenuti erano, al 29 febbraio, 61.230“. E quindi Palma spiega che le soluzioni per alleggerire le strutture sono state le licenze per i semiliberi e i permessi premio.

Il problema principale delle carceri è dunque sempre il sovraffollamento; sia per quello che riguarda la vicinanza dei detenuti (“la capienza regolamentare delle nostre prigioni è di 51.094 detenuti, ma ci sono quasi 4mila posti non disponibili per lavori in corso”) che per i rapporti con il personale sanitario e carcerario. Secondo Palma la misura da adottare sarebbe “un’estensione della liberazione anticipata, al maggiore sostegno agli uffici dell’esecuzione penale esterna per dare l’affidamento in prova al servizio sociale”. Una strategia che a suo avviso riuscirebbe a superare anche le avversità politiche: “Sono convinto che anche il centrodestra, come tutte le altre forze, pur avendo un’idea diversa della pena, ha a cuore la dignità delle persone”.