Dunque accade questo: in piena emergenza Covid-19, il Cardarelli, la più grande azienda autonoma ospedaliera del Mezzogiorno, trova il modo e il tempo di polemizzare con l’azienda che garantisce i servizi di pulizia e di sanificazione a basso, alto e altissimo rischio (e oggi divenuti tutti ad altissimo rischio): la Romeo Gestioni. Ora, sembrerà strano che ci si debba occupare di una vertenza che coinvolge una società dell’editore di questo giornale, ma il fatto non riguarda Alfredo Romeo, riguarda il Cardarelli, i suoi amministratori e la politica sanitaria della Regione.

La questione in sintesi è questa. Il contratto delle pulizie è in scadenza il 30 di aprile. Romeo Gestioni avverte del termine e ricorda che dovrebbe andarsene, anche se è disposta, vista l’emergenza, a prolungare le proprie attività fino al 15 maggio. E questo, anche se non esistono i presupposti per continuare a lavorare con serenità, perché è sopravvenuto un rischio biologico per le persone, e il Cardarelli non fa niente per colmare il gap tra il dovere di operare e la sicurezza del personale. La Romeo Gestioni allora si fa carico del problema, anche se non le spetta, e lo fa con impegni e sacrifici organizzativi ed economici (dalle mascherine alle tute passando per ogni altro presidio necessario).

E questo, mi dicono, sebbene tra Romeo e Cardarelli esistano diversi contenziosi, anche economici, con corrispettivi non pagati dall’ospedale e arretrati per oltre 16 milioni. Ma il centro della questione è un altro: che il Cardarelli invece di provvedere a rispondere su che cosa farà in vista della scadenza del contratto, e che cosa intenda fare per garantire maggiore sicurezza a 365 lavoratori che rischiano ogni giorno (e infatti in due risultano stati contagiati e adesso sono in quarantena) minaccia di denunciare Romeo Gestioni di interruzione di pubblico servizio.

Ma – scusate – chi è che sta interrompendo un pubblico servizio? Forse lo sta interrompendo chi non crea le condizioni minime perché questo servizio possa svolgersi. Cosa dovrebbe fare la Romeo Gestioni? Mandare allo sbaraglio centinaia di propri dipendenti? Sarebbe da irresponsabili, no? La Romeo si limita a chiedere: ditemi voi che cosa volete fare con queste scadenze, e come; noi, nel frattempo, fino all’ultimo giorno, facciamo quel che ci compete e anche di più.

Ed ecco allora perché ne parliamo: pulizie e sanificazioni del Cardarelli sono necessità primarie, a maggior ragione oggi che il Covid-19 complica enormemente tutte le altre prestazioni sanitarie, nessuna delle quali è andata in ferie per virus.

È davvero incredibile che chi ha la responsabilità amministrativa – e politica – di una struttura strategica di quella portata, possa pensare di guidarla e amministrarla con le pandette burocratiche e con gli scaricabarile, invece di decidere per tempo come impedire che scoppi il caos, giocando a rimpiattino, invece che progettando soluzioni.

Purtroppo non si tratta di una novità. E non è nemmeno una esclusiva del Cardarelli. Succedono le stesse cose in molti gangli vitali del Paese, dove classi dirigenti incapaci di assumersi responsabilità, di progettare e di governare, si coprono scaricando su imprese e cittadini. Non è così? Allora chi di dovere, dal governatore Vincenzo De Luca al prefetto Marco Valentini, ai responsabili diretti di questo caos, batta un colpo.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.