Strage nelle strade di Beirut, capitale del Libano. Spari sulla folla, presumibilmente esplosi da tiratori scelti, scesa in piazza a protestare contro Tarek Bitar, il giudice che si occupa delle indagini sulla devastante esplosione del 4 agosto 2020 nel porto della città, quando morirono oltre 200 persone a causa di un carico di nitrato di ammonio confiscato e depositato nel porto senza misure di sicurezza per sei anni. La manifestazione, per chiedere la rimozione del giudice, era stata organizzata dal movimento paramilitare oltre che partito sciita Hezbollah e dai suoi alleati.

La protesta si teneva davanti al Palazzo di Giustizia. Ancora da chiarire con precisione la dinamica degli eventi. Sono morte almeno sei persone e più di trenta sono state ferite dai colpi di arma da fuoco. Per Hezbollah e Amal, i due partiti armati libanesi, “cecchini” hanno cominciato a sparare per primi e hanno denunciato “l’aggressione” da parte di “gruppi armati organizzati”. Sempre secondo le due organizzazioni sciite i cecchini miravano alla testa, erano appostati sui palazzi di fronte alla rotonda di Tayyoune, quartiere di Ayn Remmane. “L’aggressione ha lo scopo di spingere appositamente il Paese verso la sedizione su base religiosa.

Supporters of a Shiite group allied with Hezbollah help an injured comrade during armed clashes that erupted during a protestd in the southern Beirut suburb of Dahiyeh, Lebanon, Thursday, Oct. 14, 2021. It was not immediately clear what triggered the gunfire, but tensions were high along a former civil war front-line between Muslim Shiite and Christian areas. (AP Photo/Hassan Ammar)

Un giornalista dell’Associated Press ha detto di aver visto un uomo aprire il fuoco con una pistola e altri uomini sparare da un balcone di un edificio in direzione dei manifestanti. Il quartiere degli scontri è considerato roccaforte dei partiti cristiani maroniti, rivali di Hezbollah e Amal. I due movimenti sciiti accusano Tarek Bitar di prendere di mira soprattutto politici alleati a loro negli interrogatori: e quindi di essere di parte. L’inchiesta va avanti da 14 mesi. Per due volte in un mese il giudice ha sospeso le indagini dopo essere stato denunciato da alcuni ex ministri che aveva convocato perché sospetti di negligenza.

Appello alla pace e alla calma da parte del Primo Ministro Najib Mikati (miliardario, secondo Forbes l’uomo più ricco del Paese) che solo un mese fa era riuscito a creare un nuovo governo dopo oltre un anno di vuoto istituzionale. Il nuovo esecutivo dovrà quindi affrontare non solo una crisi economica durissima; una crisi energetica altrettanto grave – quasi un giorno è durato il blackout totale dello scorso fine settimana, anche se è da mesi che la corrente viene centellinata dallo Stato per via della scarsità di carburante; oltre alle conseguenze dell’esplosione e della pandemia da coronavirus.

In queste ore i militari sono stati dispiegati nella capitale. L’Orient le jour scrive di grande paura nelle scuole della zona che hanno aperto e che subito hanno dovuto chiudere, perché alcune non hanno aperto viste le previsioni di scontri. I sospetti dei movimenti sciiti vanno verso le Forze Libanesi, movimento cristiano maronita, che ha negato qualsiasi coinvolgimento. Le tensioni nel Paese sono tracciate sulla scorta della guerra civile che per 15 anni ha dilaniato il Paese fino al 1990. Il quotidiano Daily Star ha fatto sapere di essere offline per “circostanze al di fuori del nostro controllo”.

“In questo momento è necessario dare prova della massima moderazione, garantire che sia ripristinata la calma e che i cittadini siano protetti”, il tweet di Joanna Wronecka, coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Libano. “La classe politica e i leader politici hanno la responsabilità di ciò che sta succedendo, allo stesso modo hanno la responsabilità di assicurare che le indagini sull’esplosione al porto di Beirut, bloccate da oltre un anno, vadano avanti. I libanesi hanno legittime pretese di ricevere delle risposte”, le parole del portavoce dell’Unione Europea per la politica estera.

Lebanese security forces react to gunfire during a protest in Beirut, Lebanon, Thursday, Oct. 14, 2021. Armed clashes broke out in Beirut Thursday during a protest against the lead judge investigating last year’s massive blast in the city’s port, as tensions over the domestic probe boiled over. (AP Photo/Hussein Malla)

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.