La risposta
Caro Piero Fassino, la tua intervista è più convincente del manifesto del Pd. Mi chiedo: perché l’hai firmato?
La risposta di Claudio Velardi all’intervista di Piero Fassino pubblicata dal Riformista giovedì 30 luglio 2026
Caro Piero,
sei una persona perbene e un amico vero di Israele: lo sei stato in anni in cui esserlo, a sinistra, costava qualcosa. E infatti l’intervista che oggi ci rilasci è ragionevole, misurata, in più punti condivisibile: la distinzione tra critica al governo e messa in discussione di Israele, il riconoscimento pieno delle sue esigenze di sicurezza, la definizione di Hamas come pericolo mortale da combattere con determinazione. Tutto giusto.
Il problema è che il manifesto dei riformisti del PD dice altro. E nell’intervista mancano — guarda caso — proprio i punti che rendono quel documento indifendibile. Manca la richiesta all’Unione europea di sospendere gli accordi di collaborazione con Israele: una misura che non colpirebbe Netanyahu ma il Paese intero, che la stessa opposizione israeliana respinge, e che regalerebbe al Likud l’argomento elettorale perfetto. Manca il lessico da comizio — “avventurismo suprematista”, “destra razzista” — che nell’intervista si stempera prudentemente in “limiti evidenti” e “scelte sbagliate”. Manca, insomma, tutto ciò che ho contestato del manifesto.
E c’è poi un passaggio dell’intervista che, da solo, smonta l’impianto del documento. Tu ammetti — con l’onestà che ti va sempre riconosciuta — che la prospettiva dei due popoli, due Stati è oggi “molto lontana”, e che te l’hanno detto gli stessi leader dell’opposizione israeliana: nemmeno chi critica duramente Netanyahu la ritiene una prospettiva immediata. Ecco il punto. Il manifesto costruisce l’intera sua architettura su un’opposizione israeliana pronta a consegnare uno Stato palestinese chiavi in mano il giorno dopo le elezioni. Tu, che quei leader li hai incontrati davvero, sai che non è così. E lo dici. Peccato che il manifesto dica il contrario.
Prendo atto con piacere che la tua intervista è assai migliore del manifesto dei riformisti del Pd. Ma allora la domanda resta, e anzi si rafforza: perché firmarlo? Se per difenderlo bisogna ometterne i passaggi chiave, forse il problema non è la mia lettura. È il testo.
Con amicizia, e con la stima di sempre.
Claudio Velardi
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