Non è uno spacciatore, non ha precedenti per droga e non frequenta cattive compagnie, ma racconta di essere finito sotto lo schiaffo del ‘metodo Montella’, venendo pestato senza motivo. È il racconto che fa a La Stampa Gianmario Disingrini, 37enne fermato due volte dall’appuntato della Caserma Levante di Piacenza, finita nel mirino della locale Procura con sei arresti tra i carabinieri, accusati a vario titolo di spaccio, torture e pestaggi.

In entrambe le occasioni Disingrini, che abita a cento metri dalla Stazione di via Caccialupo, è stato preso a botte da Giuseppe Montella. Il primo caso è nel 2011, quando l’appuntato dei carabinieri lo ferma per un alcool test, lo porta in caserma e lo sottopone al palloncino, “prendendomi a sberle e minacciandomi. Per fortuna il tasso alcolemico è appena superiore a 0,5 grammi per litro e me la cavo con la faccia gonfia e la patente sospesa per 2 mesi”.

La seconda occasione per Disingrini è sicuramente la peggiore. Rientra ubriaco dopo una nottata in discoteca e, alle 5 del mattino, prende un senso vietato a pochi metri da casa ma davanti ai carabinieri che lo portano in caserma. All’interno della Levante Montella e un collega si accaniscono di lui: “Schiaffi, pugni e calci fino a farmi cadere per terra. Si fermano solo quando arriva mia madre attirata dalle urla selvagge che si sentivano fino al nostro appartamento. E’ stata lei a salvarmi da quel pestaggio: ha trovato la porta aperta, mi ha visto e si è buttata su di me per proteggermi da quei colpi”, racconta Gianmario.

Come se non bastasse, oltre al pestaggio c’è anche la beffa per Disingrini, che nel processo per direttissima si vede sospesa la patente per 18 mesi e condannato a pagare .500 euro ai due militari che in ospedale hanno pure avuto 30 giorni di prognosi.