Da una parte la confessione, dall’altra il tentativo di ridimensionare le pesantissime accuse della Procura di Piacenza. Un interrogatorio dai due volti quello di Giuseppe ‘Peppe’ Montella, l’appuntato dei carabinieri di Piacenza finito al centro dell’inchiesta ‘Odyssesus’ sullo spaccio di droga, i pestaggi e le torture alla caserma Levante.

Sentito per circa tre ore dai magistrati nel pomeriggio di sabato, Montella ha ammesso parte delle responsabilità, ma si è difeso dai colleghi che hanno tentato di scaricare su di lui le colpe. “Non ho fatto tutto io”, ha sottolineato il carabiniere, come scrive il Corriere. “C’erano tutti, non ero solo io in una stanzetta”, ha ammesso Montella parlando delle violenze all’interno della caserma, anche se ha specificato di non essere mai andato oltre qualche schiaffo.

L’appuntato della Levante quindi ha limitato anche le sue responsabilità sul traffico di droga. Ai magistrati ha chiarito di aver “cominciato a gennaio scorso”, quando sono partite le intercettazioni, e di aver guadagnato “appena 5mila euro in tutto” per pagare le rate di un prestito e il mutuo della casa. Un quadro che non torna con lo stile di vita tenuto da Montella, tra la villa da 270mila euro e i continui acquisti di nuove auto e moto.

Ieri dal carcere Le Novate, dove è recluso Montella, il suo avvocato Emanuele Solari aveva precisato che il suo assistito aveva risposto alle domande dei magistrati “fornendo tutte le informazioni che poteva”, sottolineando che “non c’è alcuna regia, ci sono fatti che vanno spiegati”, invitando i giornalisti ad essere “cauti” ed evitare “racconti alla Scarface. Non fa bene alla famiglia, al figlio che legge del padre sui giornali, e non è un buon servizio alla giustizia e al giornalismo. E’ una situazione complessa – aveva detto ancora l’avvocato Solari – e c’è la volontà di spiegare”.