In merito alla vicenda del fotoreporter Pasquale Golia, che segue il Cosenza Calcio e il suo sfogo riguardante lo “steward diventato il bullo di turno“, e il nostro seguente articolo sulle polemiche riaperte da una testata locale, riceviamo e pubblichiamo la richiesta di rettifica inviataci dal legale rappresentante de ilDot.

In data 9 dicembre u.s., sul sito internet della testata mia patrocinata, è stato pubblicato l’articolo dal titolo: “Il caso del fotografo che grida al bullismo e la sottile linea con il vittimismo”.

Il testo dell’articolo si riferisce alla sequela di episodi verificatisi subito dopo la partita Cosenza / Cremonese dello scorso 4 dicembre.
In tale circostanza, un fotografo presente a bordo campo, tale sig. Pasquale Golia, sulla propria pagina Facebook, ha dichiarato pubblicamente di essere stato vittima, a suo dire, di frasi discriminatorie che gli sarebbero state rivolte da uno degli steward di gara. La vicenda ha suscitato immediato clamore mediatico ed è diventata di dominio pubblico.

Ebbene, attraverso il predetto articolo, pubblicato su “ildot.it”, la mia assistita ha fermamente e legittimamente contestato l’accaduto per come narrato dal sig. Golia, perché assolutamente non corrispondente alla realtà dei fatti.
E valga il vero!

È ultroneo evidenziare come tale articolo, a firma della redazione de il dot, sia pianamente legittimo poiché frutto del libero esercizio del diritto di cronaca, tutelato, come noto, dall’articolo 21 della Costituzione.

Sempre in data 9 dicembre 2021, a poche ore di distanza dalla pubblicazione del detto pezzo sul sito della mia patrocinata, codesta testata giornalistica ha pubblicato un proprio articolo dal seguente titolo: “Un articolo riapre la polemica. Fotografo del Cosenza bullizzato, giornale megafono della società riapre il caso: “Da vittima si sta trasformando in carnefice””, a firma di Ciro Cuozzo.

Nel testo di tale articolo, sono riportate delle gravissime insinuazioni e delle (altrettanto) gravissime frasi che screditano, in maniera illegittima ed ingiustificata, l’immagine della mia assistita.

In primo luogo, è erroneo affermare che ilDot sia, diversamente da come si vuole far credere, il “giornale megafono della società” (dove, per “società” debba intendersi il Cosenza Calcio). Tale affermazione, oltre che – come detto – erronea, lede irrimediabilmente la credibilità della mia assistita agli occhi dei suoi molteplici lettori, poiché – con tale spregiudicata affermazione – è stata irrimediabilmente compromessa la sua nota indipendenza.

Parimenti, si addebita illegittimamente alla mia patrocinata, non solo di aver screditato la figura del sig. Pasquale Golia (ovverosia, come detto, il fotografo protagonista del fatto di cronaca), circostanza questa, come detto, assolutamente inventata per come sopra già chiarito, ma addirittura di aver parlato della sua disabilità.

Premesso che, come è fin troppo ovvio, non vi è alcun motivo per ritenere – come da voi ingiustamente affermato – “poco opportuna” la frase sulla disabilità del sig. Golia ma la mia patrocinata si è semplicemente limitata a riportare quella che, secondo lo stesso predetto fotografo, sarebbe la causa scatenante dell’atteggiamento persecutorio che questi sostiene di aver patito e cioè la sua disabilità.

E, ancora, nel Vs. pezzo, la mia patrocinata viene – in maniera gravissima – dipinta al pari di chi sarebbe, addirittura, disposto a difendere un episodio di violenza, come quello notoriamente subito dalla giornalista Greta Beccaglia, e che ciò sarebbe non solo “ridicolo” ma “gravissimo”.

Tale illazione, censurabile sotto tutti i profili, lede ulteriormente la buona immagine della mia assistita agli occhi dei suoi lettori. Il paragone tra l’articolo pubblicato su ilDot e l’episodio di cui è stata vittima la giornalista Greta Beccaglia, infatti, non solo è il frutto della mera fantasia di chi l’ha concepito, ma rappresenta un evidente ed incontestabile uso distorto ed illegittimo del diritto di cronaca.

Nel prosieguo del Vs. articolo, poi, la Vs. testata ha provato a giustificare (non riuscendoci!), il testo dell’occhiello (“giornale megafono della società”), motivandolo facendo riferimento ai ruoli ricoperti dal sig. Cianflone che è, al contempo, notoriamente, Direttore responsabile de ilDot e membro dell’Ufficio Stampa del Cosenza Calcio.

Da tale assunto, il Vs. giornale arriva addirittura all’erronea conclusione che, a vostro dire, ilDot non sarebbe una testata indipendente ma semplicemente il “megafono” del Cosenza Calcio! E tale spregiudicata affermazione è stata data in pasto ai Vs. lettori senza il minimo filtro critico.

Sarebbe fin troppo facile evidenziare come, a differenza di quanto illegittimamente da Voi riportato, la redazione della mia patrocinata sia composta anche e soprattutto da figure terze e professionisti estranei rispetto al Cosenza Calcio. Ciò è dimostrato non solo dai numerosi articoli pubblicati dalla predetta redazione, anche critici, verso la Società bruzia – ma, soprattutto, proprio dal corpo del testo del pezzo pubblicato sempre in data 9 dicembre c.a. ed al quale il Vs. articolo si riferisce.

In tale articolo, infatti, ilDot – a riprova della sua incontestabile indipendenza – pone il dubbio anche sulla legittimità o meno della scelta del Cosenza Calcio di sospendere lo steward che avrebbe mantenuto un comportamento ai limiti del bullismo.

L’indipendenza della testata giornalistica da me rappresentata è stata poi nuovamente messa in dubbio anche nel prosieguo del Vs. articolo, qui censurato. E, infatti, muovendo sempre da tale illegittimo ed erroneo assunto per cui la mia assistita sarebbe la voce del Cosenza Calcio, circostanza questa assolutamente erronea ed infondata, l’autore del pezzo, sig. Ciro Cuozzo, si chiede – direttamente ed immotivatamente – “perché il Cosenza Calcio pubblicamente ha espresso la massima solidarietà al fotoreporter e poi attraverso una testata giornalistica il cui direttore è un suo dipendente ha provato a screditare il fotografo a cui aveva dato solidarietà?”.

Agli occhi dei Vs. lettori, quindi, il giornale da me rappresentato è stato descritto come il portavoce della Società bruzia, a cui quest’ultima affiderebbe la pubblicazione dei messaggi che lo stesso Cosenza calcio non vorrebbe pubblicare, o -rectius – troverebbe sconveniente veicolare sui propri canali ufficiali.

La terzietà del direttore de ilDot viene poi illegittimamente schernita anche in conclusione del pezzo da Voi pubblicato, dove vi è un invito (udite! udite!) a dare delle spiegazioni al suo “datore di lavoro”. Come è noto, l’indipendenza di un giornale rappresenta uno dei suoi beni immateriali di più alto valore poiché, agli occhi del lettore, l’esercizio del diritto di critica del giornalista deve essere terzo ed imparziale.
Con tali predette gravissime e reiterate affermazioni, il Vs. giornale ha illegittimamente leso la credibilità de ilDot agli occhi dei suoi lettori.

Nel Vs. pezzo, infatti, non è dato leggere (chissà perché!) come, ad esempio, sia stata proprio la testata da me rappresentata a pubblicare, sul proprio sito, la lettera di replica ricevuta dal sig. Golia, dando, a tale scritto, il medesimo risalto del pezzo precedentemente pubblicato.
Com’è noto, la scriminante del diritto di critica è sottoposta al rispetto del limite della continenza e di conseguenza non può essere invocata laddove, come nel caso di specie, la condotta trascenda in espressioni ingiustificatamente aggressive dell’onore e della reputazione della persona il cui comportamento viene denunciato e meramente denigratorie e sovrabbondanti rispetto a qualsiasi scopo informativo.

Chiunque, ad oggi, infatti, può leggere le gravissime affermazioni, attraverso le quali la Vs. testata ha inteso consapevolmente apostrofare la mia patrocinata destinataria delle Vs. gravissime ed infondate accuse.