Emergono nuovi dettagli sul caso di Mario Paciolla, il cooperante napoletano trovato morto il 15 luglio in Colombia in circostanze ancora da chiarire. Il 33enne era stato ritrovato impiccato nel suo appartamento di San Vicente del Caguan. Sulle braccia dei tagli nell’appartamento sangue. Ancora da chiarire le cause del decesso. Paciolla si trovava in Colombia perché faceva parte di una missione di supervisione ONU sull’applicazione dell’accordo di pace raggiunto nel 2016 tra le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e il governo di Bogotà. A destare sospetti proprio il ruolo di alcuni funzionari delle Nazioni Unite. Sulla vicenda si allungano anche le ombre di uno scandalo che ha portato a uno sconvolgimento nel governo colombiano.

A rivelarlo un’inchiesta pubblicata sul quotidiano colombiano El Espectador scritta dalla giornalista Claudia Julieta Duque, che conosceva personalmente Paciolla. Le paure del cooperante sarebbero cominciate ben prima dello scorso luglio, come riferito dai genitori. Il 33enne già nel novembre 2019, mentre si trovava in vacanza a Napoli, aveva mostrato evidenti segni di preoccupazione. Aveva fatto cancellare poesie e articoli da riviste online con le quali aveva collaborato, privatizzato il suo profilo Facebook, rimosso tutte le foto e i tweet dai social. A un amico aveva chiesto di eseguire il backup del suo pc e al padre di separare la connessione internet condivisa tra il suo appartamento e la casa di famiglia. Paciolla aveva detto ad amici che lui e altri colleghi della missione colombiana avevano subito attacchi cibernetici negli ultimi tempi.

Perché? La giornalista riporta che questi episodi si erano verificati dopo il terremoto che aveva colpito l’esecutivo colombiano e che aveva causato le dimissioni del ministro della Giustizia colombiano, Guillermo Botero. Due giorni prima il senatore dell’opposizione Roy Barreras aveva diffuso i contenuti di un rapporto Onu su un attacco dell’esercito colombiano – del 29 agosto 2019 – al villaggio Aguas Claras del Comune di San Vicente del Caguan. A essere colpito l’accampamento di Rogelio Bolivar Cordova, El Cucho, leader di una fazione di dissidenti delle Farc contrarie al processo di disarmo e smobilitazione previsto dagli Accordi di Pace. L’operazione militare aveva causato la morte di almeno sette minorenni tra i 12 e i 17 anni. Al rapporto che denunciava i fatti aveva partecipato proprio Pacella, la cui collaborazione compariva nel documento che sarebbe dovuto rimanere segreto. Duque spiega anche che l’ex ministro aveva fatto pressione affinché il mandato della Missione dell’ONU, “che si rinnova ogni settembre, non venisse confermato per il 2019, e questo aveva causato fastidio”.

Il senatore Barreras ha negato che le sue fonti fossero interne alla Missione Onu. Duque racconta che fu tuttavia proprio dalle dimissioni del ministro Botero che Paciolla aveva cominciato a esprimere preoccupazione. La giornalista riporta un messaggio in italiano che il cooperante avrebbe scritto a un amico l’11 luglio: “Voglio dimenticare per sempre la Colombia. La Colombia non è sicura per me. Non voglio mettere più piede in questo paese, né nell’Onu. Non fa per me. Ho chiesto il trasferimento da un po’ e non me l’hanno dato. Voglio una nuova vita, lontano da tutto”.

Duque scrive anche che il mouse del computer di Paciolla è stato ritrovato coperto di sangue, ripulito e portato nella sede della missione ONU a Bogotà, insieme con altri oggetti ritrovati nell’appartamento, che dovevano essere spediti in Italia e che la famiglia non ha ancora ricevuto. I nuovi dettagli gettano quindi ulteriori ombre sul caso. La Procura di Roma, già la scorsa settimana, aveva cambiato la denominazione dell’inchiesta a omicidio. Le autorità colombiane avevano parlato di asfissia: ipotesi smentita dall’autopsia italiana, secondo quanto riportato da alcuni media . Numerosi dubbi, riportati dal quotidiano La Repubblica, hanno destato anche i comportamenti dell’incaricato alla sicurezza della missione ONU sul posto Christian Thompson, il quale sarebbe stato tra gli ultimi a parlare, via Whatsapp, con Paciolla, il primo a trovarlo morto e poi a tornare nell’appartamento con due donne per pulirlo con la candeggina. Quattro polizioti sono sotto indagine per non aver controllato la scena del crimine. Il 33enne napoletano aveva comprato un biglietto per tornare a Napoli.

Redazione