Mario Paciolla era estremamente turbato nei giorni precedenti alla sua morte, avvenuta nella notte del 15 luglio a San Vicente del Caguan, in Colombia, dove lavorava per conto dell’Onu a un programma di reinserimento degli ex guerriglieri delle Farc previsto dall’accordo di pace del 2016. A dirlo nell’interrogatorio Ilaria Izzo, 31 anni, ex fidanzata del cooperante napoletano.

“Non voglio più vivere”, avrebbe detto alla ragazza Paciolla, ossessionato in quei giorni dall’idea di essere spiato. In quelle ultime conversazioni piangeva, urlava, “mi ha detto di non voler più vivere”, ha scritto Repubblica. E poi avrebbe comprato due biglietti, per lui e per Izzo, per andare via dalla Colombia. Paciolla sarebbe dovuto partire il 20. Il 15 è stato ritrovato morto, nel suo appartamento, impiccato, con dei tagli sulle braccia.

La famiglia, gli amici, chi conosceva il 33enne napoletano hanno da subito escluso l’ipotesi di un suicidio: motivo per cui hanno le dichiarazioni riportate dal quotidiano hanno sollevato alcune perplessità. Paciolla era preoccupato – probabilmente per via di un dossier su un bombardamento militare che aveva portato alle dimissioni del ministro della Giustizia Botero – e voleva tornare in Italia. Questi elementi rappresentano i punti oscuri della vicenda che segnano il corpo, martoriato e maltrattato, del 33enne cooperante napoletano.

I MISTERI – “Mario, da solo, fino a lassù non sarebbe potuto salire – ricostruisce la Repubblica – I nodi del lenzuolo che gli stringeva il collo, quando i colleghi dell’Onu lo hanno trovato a casa, sembravano fatti particolarmente bene, così tanto che difficilmente avrebbe potuto stringerli da solo. La quantità di sangue trovata sul luogo del delitto non è compatibile con le ferite superficiali riscontrate sui polsi. Infine, la ferita esaminata sul collo esternamente è troppo evidente per essere stata causata da un lenzuolo. Ma difficilmente avrebbe potuto causare il decesso”.

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per omicidio, nonostante l’ipotesi del suicidio avanzata dalla Colombia. In Sudamerica, tra l’altro, non era stata effettuata la Tac per valutare l’entità delle ferite sul corpo restituito in pessime condizioni all’Italia. È stata ritrovata persino della segatura all’interno e sulla salma. L’indagine è affidata al pm Alberto Pioletti e all’aggiunto Lucia Lotti. Sul corpo sono stati disposti nuovi esami.

IL CONTRACTOR – Non torna poi il ruolo del funzionario Onu, il contractor che si occupava della sicurezza Christian Thompson, che sarebbe stato tra gli ultimi a sentire Mario, tra i primi a trovarlo, a raccogliere degli oggetti di sua proprietà, a tornare nell’appartamento per pulirlo prima che la polizia finisse i suoi accertamenti: episodio per il quale cinque agenti sono finiti sotto inchiesta. Paciolla non si fidava più di Thompson, lo ha confermato nell’interrogatorio anche Ilaria Izzo.

Vito Califano