Guglielmo Epifani ha increspato ieri sera il cielo della politica: nessuno aveva presagito il precipitare delle cose. Aveva 71 anni e pativa le conseguenze di una embolia polmonare l’ex leader Cgil che il sindacato aveva prestato alla politica. Socialista, nel 1979 incomincia la sua carriera di dirigente sindacale con l’incarico di segretario generale aggiunto della categoria dei lavoratori poligrafici e cartai. Nel 1990 entra nella segreteria confederale e nel 1993 sarà nominato segretario generale aggiunto da Bruno Trentin. È stato iscritto prima al Partito Socialista Italiani e, dopo la fine del Psi, ai Democratici di Sinistra. Il suo accordo con Massimo D’Alema – che ieri gli ha rivolto un addolorato saluto – è stato alla base di un rapporto a corrente alternata con le successive gestioni del Pd, partito del quale è stato anche commissario.

L’ex leader dei Ds si è detto «profondamente colpito e addolorato per la prematura scomparsa di Guglielmo Epifani con il quale ho condiviso tanti anni di impegno, ammirando sempre la sua partecipazione intelligente e la correttezza con cui ha interpretato il suo ruolo nella politica e nel sindacato». Ed è proprio la nobile scuola della Camera del Lavoro ad averlo forgiato, lui tra i grandi nomi del sindacalismo riformista. Vice di Sergio Cofferati dal 1994 al 2002, a seguito della conclusione del mandato di Cofferati, diviene segretario generale della Cgil, primo socialista a guidarla dai tempi della sua ricostituzione nel 1944. Il 16 ottobre 2010 Guglielmo Epifani pronuncia il suo ultimo discorso da segretario Cgil in Piazza San Giovanni, a Roma, in occasione della manifestazione della Fiom. Il 3 novembre 2010 gli succede alla guida Susanna Camusso, prima donna segretaria della Cgil. E tutti sanno quale fu la spinta di Cofferati per aprire a quella storica successione. Viene eletto deputato come capolista del Pd nella diciassettesima legislatura, alle politiche del 2013 che videro Pier Luigi Bersani iniziare quella fase di aporia che lo ha poi portato ad abbandonare.

Ed è lui che l’11 maggio 2013 è stato nominato, in seguito alle dimissioni di Bersani, Segretario reggente del Partito Democratico, ricevendo dall’assemblea del partito 458 voti, pari all’85,8% dei voti validi, su 534. Ed è durante la sua reggenza che afferma la sua leadership Matteo Renzi, eletto Segretario alle primarie. Epifani si trova a fare da paciere in più di una occasione, ma alla fine risolve il suo rapporto con il Pd e prende parte – nel febbraio 2017 – alla scissione dell’ala sinistra del Pd aderendo ad Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista. Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 è candidato nella lista Liberi e Uguali e viene rieletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Sicilia 2, entrando a far parte della XVIII legislatura. L’ultimo intervento alla Camera pochi giorni fa, il 15 maggio scorso, quando ha presentato una interrogazione al ministro del lavoro Andrea Orlando: «Sulle iniziative finalizzate a disciplinare la materia della rappresentatività sindacale», quasi a cercare la risposta ad una domanda non più solo essenziale, ma esistenziale.

Ed è soprattutto come leader sindacale che lo ricorda Fausto Bertinotti: «La Cgil è una comunità, è stata una comunità molto forte che ha legato dirigenti e militanti in una relazione davvero originale che era fondata proprio sul voler rappresentare e organizzare il mondo del lavoro. E questo è il legame che resta per tutta la vita. Per Epifani vale la formula dell’abate “semel abbas, semper abbas”. Il lutto e dolore è per un compagno con cui abbiamo militato e nei confronti del quale i dissensi che ci sono stati nel percorso non hanno mai fatto venire meno questa solidarietà e vicinanza. Oggi perdiamo una presenza che per questa ragione impoverisce la vita pubblica italiana». Epifani non ha mai navigato mari tranquilli, da parlamentare: è stato tirato per la giacchetta da destra e da sinistra, dal suo stesso mondo sindacale e della stampa. L’ex Segretario Cgil, in totale contrasto con le battaglie condotte da sindacalista in difesa dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ha votato a favore per la riforma del lavoro passata alla cronaca come Jobs Act durante il governo Renzi. Il leader di Italia Viva è atterrito, alla notizia: «Con la morte di Guglielmo Epifani il sindacato e la politica italiana perdono un signore. Un signore che si dimostrava tale anche e soprattutto quando capitava di non essere d’accordo con lui. Un pensiero commosso alla moglie e a tutte le persone che gli hanno voluto bene».

Il leader del Pd Enrico Letta e quello della Cgil, al momento della notizia, erano insieme: una bomba che ha interrotto la riunione al Nazareno, come riporta Maurizio Landini: «Abbiamo appreso la notizia durante la riunione, per la Cgil la morte di Epifani è una mancanza molto grave. Guglielmo era una persona che ha dato la sua vita alla Cgil e al sindacato. In questo momento siamo vicini alla sua famiglia e vedremo adesso come onorare nel modo migliore il suo ricordo», prosegue Landini. «Nello stesso tempo il suo impegno, la sua esperienza, la sua storia rimarrà sempre come esempio di quello che deve essere un leader sindacale», conclude il segretario generale Cgil. Ed ecco anche Enrico Letta: «Perdita gravissima, Epifani ha guidato il nostro partito in una fase difficile della nostra storia». Il merito più alto per un leader riformista, quello di essere nato socialista e aver saputo nel tempo tenere insieme comunità di centrosinistra dalle sensibilità più diverse.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.