Irma Testa è già nella storia dello sport italiano: è stata la prima pugile a disputare un’Olimpiade in occasione dei Giochi di Rio de Janeiro nel 2016 ed è la prima a conquistare una medaglia olimpica ai Giochi in corso a Tokyo in questi giorni. Ma c’è dell’altro, eccome. Domani ha un altro appuntamento con la storia: alle 6:30 italiane di sabato mattina la “Butterfly” della boxe Azzurra affronterà nella semifinale la campionessa del mondo della categoria piuma (57 kg), la filippina Nesthy Petecio, 29 anni, pugile attendista.

Testa è nata a Torre Annunziata, provincia di Napoli, nel 1997. È un’atleta delle Fiamme Oro. È cresciuta nella palestra Boxe Vesuviana del mitico maestro Lucio Zurlo. La sua prima medaglia a 14 anni, bronzo in Polonia nel 2012, e quindi un’altra serie di successi a livello italiano ed europeo. Si è laureata campionessa europea nella categoria 57 chilogrammi nel 2019. Il suo soprannome “Butterfly” per la sua agilità e leggerezza. È la stella più rappresentativa della delegazione del pugilato italiano ai Giochi, composta da quattro donne: dopo 100 anni neanche un uomo.

Alle Olimpiadi di Rio arrivò con tante aspettative e pressioni. E con la sfortuna di incrocia Estelle Mossely, francese, campionessa mondiale che si sarebbe laureata campionessa olimpica dei pesi leggeri proprio in quell’edizione. La sconfitta gettò Testa in un periodo di profonda tristezza e insoddisfazione. A soli 18 anni mise in discussione la sua carriera sportiva. La sua storia – con l’infanzia a Torre Annunziata, un padre assente, la condizione di indigenza della sua famiglia e l’ascesa nello sport – è stata raccontata nel docufilm Butterfly di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman nel quale emergono la personalità della protagonista e si staglia la figura di Lucio Zurlo.

La semifinale

La famiglia segue le gare di Testa alle Olimpiadi nel locale della fidanzata della sorella Lucia in Corso Vittorio Emanuele a Torre Annunziata. “Il podio è per Lucio Zurlo e per tutto il movimento femminile di pugilato”, aveva detto Testa alla fine del match degli ottavi contro la canadese Walsh. Non ci si sbilancia, c’è scaramanzia intorno alle possibilità di Irma Testa – della quale si parla da sempre nei termini della predestinata. Con delle eccezioni. “Irma Testa, come ho già ripetuto più volte, ha tutti i numeri per vincere l’oro a questa Olimpiade”, ha detto l’ex medaglia d’oro ai Giochi di Mosca e campione del mondo da professionista Patrizio Oliva, “Lo sparviero”, un monumento della boxe napoletana e italiana che ha appena deciso di tornare nella Federazione Pugilistica come responsabile degli “Schoolboy”. “È una tosta – ha detto a Il Corriere del Mezzogiorno Oliva – combatte senza paura, tecnicamente si muove bene sulle gambe e sa usare bene il sinistro, anche se a volte mette colpi troppo larghi. E poi non si piange mai addosso. È stata allieva di Lucio Zurlo a Torre Annunziata, ha imparato veramente cosa significa allenarsi in una palestra con pochi mezzi, partire dalla strada e conquistarsi ogni successo con le unghie e con i denti”.

Che la 23 da Torre Annunziata sia cresciuta, maturata, completata nella sua boxe e nella personalità lo crede anche Dario Torromeo, giornalista e scrittore, tra i massimi conoscitori di boxe in Italia. “Sul ring è finalmente riuscita a recitare la parte di Irma Testa, a concretizzare il talento che ha sempre avuto, a divertirsi, a muoversi seguendo quello che le suggerisce l’istinto – si legge sul suo blog – Che poi è la sua grande forza. Scivolando sull’onda come un’esperta surfista, è arrivata in semifinale. L’ha fatto seguendo un percorso difficile, pieno di trappole che potevano spezzare sogni e spingere verso la tristezza. È lì con pieno merito”.

Lei stessa ha ammesso il suo cambiamento negli ultimi anni. “La mia età è cambiata, sono più matura, ora ho 23 anni, sono più consapevole della mia boxe. Mi sono scrollata di dosso la paura di non farcela, di non essere abbastanza – ha detto in un’intervista a Repubblica in vista della semifinale – Quell’Olimpiade (di Rio, ndr) mi aveva tolto le mie certezze, ho trascorso mesi difficili, di dubbi, è allora che mi sono tatuata Panta rei. Ho conosciuto il baratro della solitudine, della lontananza da casa, ho avuto paura che i sacrifici che facevo potessero portarmi da nessuna parte e la sconfitta di cinque anni fa mandò all’aria le mie fragili sicurezze. Basta poco e crolla tutto dentro un atleta”. La gara in diretta su Rai2

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.