Paolo Rossi è nato a Prato il 23 settembre 1956. È stato un calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante. Campione del mondo con la nazionale italiana nel 1982. Un nome comune ma destinato a diventare leggenda, come lo fu anche Diego Armando Maradona, morto pochi giorni prima di lui. Era malato da tempo e alla fine il tumore a polmoni ha avuto il sopravvento nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 2020. A dare l’annuncio della sua scomparsa, nella notte, è stata la moglie, Federica Cappelletti, sul suo profilo Instagram. “Per sempre”, ha scritto accompagnando il messaggio da un foto insieme al marito.‘Pablito’, questo il soprannome del campione, è stato l’eroe della Nazionale campione del mondo del 1982, quella che battè il Brasile di Zico, l’Argentina di Maradona, la Polonia di Boniek e in finale la Germania di Rummenigge.

È stato il terzo giocatore italiano della storia ad aggiudicarsi il Pallone d’Oro. Occupa la 42ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer. Non un calciatore qualsiasi ma un vero record vivente: insieme a Roberto Baggio e Christian Vieri detiene il record italiano di marcature nei Mondiali a quota 9 gol, ed è stato il primo giocatore (eguagliato dal solo Ronaldo) ad aver vinto nello stesso anno il Mondiale, il titolo di capocannoniere di quest’ultima competizione e il Pallone d’oro.

Rossi fu il capocannoniere del torneo e trascinatore dell’Italia di Zoff e Bearzot. A dargli man forte e a far volare la squadra anche Collovati e Bergomi, Tardelli, Gentile, Antognoni e Bruno Conti. Sempre nel 1982 ‘Pablito’ vinse il Pallone d’oro. Una lunga serie di vittorie la conquistò anche con la Juventus di Giovanni Trapattoni negli anni ’80, quando vinse due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa delle coppe, una Supercoppa europea e la Coppa dei campioni nel 1985.

Durante la sua carriera ha indossato, tra le altre, le maglie di Vicenza, Perugia, Juve, Milan e Verona. Accusato di aver truccato la partita Avellino-Perugia (nella quale firmò peraltro una doppietta), Rossi venne squalificato dalla CAF per due anni, perdendo così anche la possibilità di partecipare con la nazionale all’imminente campionato d’Europa 1980 casalingo. Bearzot fu uno dei pochi che credette nell’innocenza di Pablito a seguito dello scandalo scommesse. Nonostante un’opposizione generale, il C.T. decise di convocarlo al campionato del mondo 1982.

Al funerale del tecnico, scomparso il 21 dicembre 2010, Rossi lo ricordò con queste parole: “Io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell’italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso”.

Il centravanti Mundial, Pablito, il sogno e un simbolo per molti ragazzi degli Anni Ottanta, un’icona del calcio quasi pionieristico di Enzo Bearzot.  Pablito e Dieguito, simboli enormi, giganteschi, persino ingombranti al Mondiale spagnolo del 1982, di Italia e Argentina, simili e diversi, comunque unici nel loro ambito. Un filo sottile li lega a ricordi indelebili, un filo che si è interrotto: in un paio di settimane è stato cancellato un grande e grosso pezzo di storia pallonara, come se una mano invisibile avesse usato la spugna del destino per portare tutto e tutti in un’altra dimensione.

In bianconero Rossi si è consacrato, in azzurro è diventato un fenomeno, la conquista del Pallone d’Oro lo ha collocato nell’Olimpo dei grandissimi. Lottava con un fisico gracile e un ginocchio ballerino, le ultime stagioni al Milan e al Verona furono un tormento tanto che smise in fretta passati i tren’anni e si dedicò ad altro, lontano dal calcio, per poi tornarci come commentatore in tv.