Il profilo
Chi era il padre di Giorgia Meloni condannato per narcotraffico: “È morto e non lo vedo da quando avevo 11 anni. Teoremi surreali”
Nell’informativa alla Camera di quest’oggi Giorgia Meloni ha fatto riferimento anche alla polemica per il suo selfie con Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia, oggi collaboratore di giustizia nel processo Hydra di Milano. Un indizio sulla vicinanza dell’uomo a FdI secondo l’inchiesta della trasmissione Report, un semplice scatto – come se ne fanno a centinaia – per la maggioranza. Una foto che la premier ha definito uno strumento della “disperata opposizione” per gettare su di lei “palata di fango”, facendo riferimenti a teoremi surreali.
Nei giorni scorsi questi ultimi hanno riguardato la “presunta vicinanza con la criminalità organizzata” arrivando a “tirare in ballo” anche il padre di Giorgia Meloni. “È morto, e non lo vedo da quando avevo undici anni”, ha ribadito oggi la premier in aula allontanando qualsiasi ricostruzione falsa.
Chi era il padre di Giorgia Meloni condannato per narcotraffico
La storia di Francesco Meloni, chiamato anche Franco, non è stata mai approfondita direttamente dalla biografia della premier, venendo alla luce solo grazie alla stampa iberica. L’uomo venne condannato nel 1995, in Spagna, a nove anni di reclusione per narcotraffico. In quell’anno la leader di Fratelli d’Italia era già maggiorenne, e da sette anni aveva rotto i legami con il padre, descritto come una figura assente e lontana dalla famiglia, che aveva lasciato Giorgia sola dopo la nascita, con la madre Anna e la sorella Arianna.
“Mio padre ha fatto di tutto per non farsi voler bene. Faccio fatica a dire che era una brava persona”, ha raccontato Meloni a Belve, non entrando mai nei dettagli del suo arresto, né dei rapporti di circostanza mantenuti con la signora Anna anche dopo la condanna, visto il coinvolgimento della donna nelle società dei soci del marito. Dopo il suo trasferimento in Spagna, Francesco Meloni iniziò a gestire un ristorante e due aziende a Minorca, prima di essere sorpreso con 1.500 chili di hashish sulla barca a vela “Cool star”. Ammise di aver fatto quel viaggio trovandosi in grandi difficoltà economiche e di essere stato pagato con 50 milioni di pesetas. Seguì la condanna, a quel punto il ‘ponte’ con l’Italia e parte della sua famiglia era già caduto da un pezzo.
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