Marco Giallini in una lunga intervista al Corriere della Sera ha ricordato la moglie, Loredana, morta dieci anni fa, a causa di un’emorragia cerebrale. Era il luglio del 2011. Un’intervista emozionante. “Alla fine, io sto in lockdown da quando è morta Loredana”, ha raccontato l’attore, 58 anni, tre Nastri d’Argento per i film Acab, Tutta Colpa di Freud, Perfetti Sconosciuti. Ha inanellato una serie di ruoli fortunati negli ultimi anni, tra cui il vicequestore Rocco Schiavone, protagonista di una fortunata fiction Rai, dalla storia simile a quella dell’attore, con una moglie scomparsa tragicamente e improvvisamente.

Giallini è arrivato al cinema e alla televisione, in ruoli di primo piano, dopo una lunga esperienza a teatro. Prima di bucare lo schermo con la serie tv del 2008, Romanzo Criminale, ha fatto l’imbianchino, si è iscritto a Lettere e a scuola di recitazione. Ha distribuito bibite in camion. La sera scuola di teatro. Tanto teatro, prima del primo film, a 35 anni.

La moglie si è ammalata e ha fatto in tempo a vedere il primo contratto da primo attore. “Sul primo contratto, legge la “rata film”, la prima di dieci, ma pensava fosse tutto lì. Dice: solo questo? E io: no, devi mettere un altro zero. Le vennero le lacrime. Bello o no?”, ha raccontato. “Il pensiero che lei rientri a casa da un momento all’altro dura due anni, poi, capisci che morire è prassi. Non a 40 anni. Non fra le mie braccia, mentre prendiamo le valigie per le vacanze. Ma non sono l’unico a cui è successo”. Un dolore che non passa mai. “Ma ci parlo ancora. Quando sto solo e qualcosa non va. Dico: Eh amore mio …”.

Quando Loredana è morta i due figli, Rocco e Diego, della coppia avevano 13 e 6 anni. Quando si è sentita male, la donna, aveva accusato nei due giorni precedenti un forte mal di testa. “Ha chiuso gli occhi e mi si è accasciata fra le braccia mentre chiacchieravamo. Io le parlavo all’orecchio, ma mi sono accorto che parlavo da solo, e ho maledetto Dio. Ha vissuto altri due giorni, ma senza riprendere conoscenza”, aveva già raccontato a Vanity Fair.

I due si erano conosciuti giovanissimi. A corteggiare per prima era stata proprio lei, prima che lui si innamorasse davvero passarono tre anni. “Una sera, fuori dalla discoteca, le ho detto: ‘Allora mettiamoci insieme’. È durata 25 anni”. Quando è morta la moglie, Giallini, ha detto al Corriere, ha deciso di diventare popolare. “Per dare una possibilità in più ai figli”.

“L’ho deciso proprio, perché sarei uno che s’adagia, sono pigro, ammazza come sono pigro. Nel senso che ancora aspetto di giocare con la Roma. Ero arrivato qui, a Tor Lupara, per Loredana. Ci siamo messi in 40 metri, non eravamo abbienti. Ci siamo sposati nel ’93, facevo teatro e altri lavori, però avevo ripreso la scuola, mi ero iscritto a Lettere e a scuola di recitazione. Ero diventato bravo oltre che bandito”. Non si è più innamorato. “Ma di chi? Ma perché? Innamorato ero di mia moglie. Per 27 anni, non ci siamo mai lasciati e non abbiamo mai litigato. Lei era la donna mia e io il suo uomo. Nel mondo, quante ce ne possono stare di persone per te? Una”.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.