Lutto nel mondo della letteratura. È morto all’età di 70 anni lo scrittore di origini cilene Luis Sepulveda, affetto dal Coronavirus e ricoverato all’Ospedale Universitario di Oviedo, nelle Asturie, dove viveva dal 1996 con la moglie, la poetessa Carmen Yáñez. L’annuncio della positività dello scrittore, arrivato il mese scorso, aveva già destato preoccupazione. I primi sintomi e la diagnosi di una polmonite erano comparsi due giorni dopo il rientro di Sepulveda da un festival letterario a Póvoa de Varzim, in Portogallo. Ma le condizioni si sono presto aggravate. Nelle ultime settimane, il paziente ha smesso di rispondere in modo positivo agli antibiotici, «sommando alla polmonite – secondo quanto riportato dalle fonti sanitarie – anche altre patologie che hanno colpito diversi organi vitali».

Sepulveda, che a marzo era atteso in Italia per parlare di “Coraggio” al festival dei piccoli e medi editori “Più libri più liberi”, cancellato poi per la pandemia, era stato, insieme alla moglie (positiva, ma in condizioni migliori), uno dei primi casi di Covid-19 nel mondo delle Lettere, sicuramente il primo nelle Asturie. Il tragico risvolto di questa faccenda ci riporta indietro, sulle tracce di quella sua vita avventurosa, sempre trasposta nei romanzi, nelle fiabe e nei film, e trascritta con uno stile profondamente umano e carico di speranza.

Esule politico, cantastorie e attivista ecologista, Sepulveda era nato in Cile in una famiglia di oppositori politici, suo nonno era un anarchico andaluso emigrato in Sudamerica per evitare una condanna a morte. Cresciuto poi sui libri di Cervantes, Salgari, Conrad e Melville, a partire dai 15 anni, aderisce alla Gioventù comunista, una militanza politica contro tutte le forme di dittatura degli anni 70 e in difesa dell’ambiente. Due temi a lui cari, come quelli della lotta del bene contro il male, perennemente al centro della sua carriera artistica. Dopo essere entrato in rotta di collisione con la Gioventù comunista, che lo espulse, si arruola nelle file dell’Esercito di liberazione nazionale in Bolivia. Quando, pochi anni dopo, ritorna in patria, si diploma come regista teatrale e aderisce al Partito socialista, entrando nella guardia personale del presidente Salvador Allende.

In seguito al colpo di Stato del generale Augusto Pinochet nel 1973, Sepulveda viene arrestato due volte e per due anni e mezzo, subisce drammatiche torture in carcere: per 7 mesi è prigioniero in uno stanzino che non gli consente neppure di alzarsi in piedi. Solo una lunga campagna di Amnesty International ne ottiene la liberazione, ma a prezzo dell’esilio per 8 anni. Si rifugia così dapprima in Brasile, poi in Paraguay, in Ecuador (esperienza raccontata poi nel libro La forntiera scomparsa), dove riprende l’attività di drammaturgo, instaurando anche una collaborazione con l’Unesco allo scopo di studiare l’impatto dell’Occidente sulla popolazione indios Shuar.

È da questa esperienza, a contatto con i nativi in Amazzonia, che scriverà il suo esordio alla narrativa nel 1989, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, dedicato a Chico Mendes, e che gli vale la notorietà internazionale. Fu tradotto infatti in 35 lingue e adattato per il grande schermo nel 2001. Quando negli anni 80 si unisce a Greenpeace, esce il suo secondo romanzo, Il mondo alla fine del mondo, in cui descrive dal ponte di una nave ambientalista, lo scontro tra i militanti e i pescatori giapponesi, responsabili di trascinare balene esangui tra le nebbie dell’Antartide.

Ma è sicuramente nel 1996 con Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volare, diventato un film d’animazione per la regia Enzo D’Alo’, che Sepulveda è stato consacrato tra gli scrittori destinati non solo a un pubblico adulto ma adatto ai lettori di tutte le età. E infatti, anche le favole che seguirono, Storia di un topo e del gatto che diventò suo amico e Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà, si sono insediate non solo nell’universo dell’editoria per l’infanzia, ma anche nel solco della tradizione greca. Come ebbe modo di dire lo scrittore: «Delle mie favole sono sempre protagonisti animali e questo, come accadeva in quelle antiche, ti permette di vedere da lontano il comportamento umano per comprenderlo meglio».