Giustizia
Chi paga per gli errori dei magistrati? Nordio esclude la responsabilità civile diretta, ma su rimborso e rivalsa deve intervenire
Carlo Nordio ha detto una cosa giusta a Manduria: colpire il magistrato sul portafoglio è inutile. Lo copre la polizza di categoria, la sanzione è simbolica, il deterrente nullo. Ha ragione. Nessuno nutre l’illusione che qualcuno perda il sonno per una franchigia coperta da un’assicurazione professionale. Però. Quando Nordio chiude la questione con un gesto della mano — «non è nel programma di governo» — non offre una soluzione alternativa: consegna all’Italia un vuoto. E i vuoti, in materia di giustizia, si colmano sempre con la stessa cosa: l’impunità.
Un cittadino viene indagato, imputato, processato per anni. Alla fine viene assolto. Ha diritto al rimborso delle spese legali? No, o quasi. Lo Stato può condannare agli onorari una parte privata soccombente, ma non sé stesso. È una singolarità degna di Kafka: se sbaglio io avvocato, risarcisco. Se sbaglia il Pubblico ministero che mi trascina in giudizio senza fondamento, l’erario ringrazia e passa oltre. C’è poi la questione della rivalsa. Quando lo Stato paga per ingiusta detenzione o errore giudiziario accertato, la Corte dei Conti può agire in rivalsa sul magistrato responsabile. Non si tratta di punire: si tratta di un principio elementare di giustizia. Non è giusto che i contribuenti — tutti innocenti, in questa vicenda — paghino per l’errore di uno. La rivalsa non è vendetta: è responsabilità. Eppure lo strumento è pressoché inerte, attivato in casi così rari da essere statisticamente irrilevanti.
Il terzo nodo è il più insidioso. La riparazione per ingiusta detenzione è subordinata alla prova che l’imputato non abbia contribuito, con dolo o colpa grave, all’errore del magistrato. La norma, in sé, ha una sua logica. Il problema è come viene applicata: la clausola si dilata fino a trasformarsi in una valutazione di tipo personale, quasi una colpa d’autore. Non più «hai indotto in errore il giudice?» ma «chi sei, come ti sei comportato?». La strada verso la riparazione si restringe non per ragioni giuridiche, ma per ragioni caratteriali. Se Nordio non vuole la responsabilità civile diretta delle toghe, nessuno lo obbliga. Ma intervenga su ciò che è rimasto irrisolto: rimborso delle spese a chi viene assolto, rivalsa effettiva della Corte dei Conti, perimetro certo della clausola ostativa alla riparazione. Tre riforme concrete, nessuna lesiva dell’indipendenza della magistratura. «Colpirlo sul portafoglio è inutile», dice il ministro. Forse. Ma non fare nulla è peggio.
© Riproduzione riservata






