Secondo la testata “Tecnica della Scuola” alcuni non meglio precisati “ministri del Pd” stanno per vincere la loro battaglia per chiudere le scuole. Ad opporsi tre ministre: in ordine alfabetico, Lucia Azzolina, Teresa Bellanova e Elena Bonetti. Oltre alla diretta interessata – la titolare dell’Istruzione, da sempre contraria – vi sarebbero le due ministre di Italia Viva.

Sarà un caso che sono tre donne? Può darsi. Certo non è un caso che i “ministri del Pd” che considerano la scuola un bene sacrificabile preferiscano restare anonimi.

Lo stesso articolo svela un retroscena e parla della misura scelta come eventuale “indennizzo”, come avvenne a marzo: permessi ai genitori per restare a casa o soldi per pagare una babysitter. Misure importanti per le famiglie (anche queste peraltro volute dalle ministre di cui sopra, in particolare Bonetti) e che sono le benvenute.

Quello però che proprio non si vuole capire è che il danno che viene procurato a un bambino di 4, 6, 8, forse anche 10 anni non è ristorabile, in particolare per chi parte già svantaggiato.

Per questo le scuole devono restare aperte, non per un capriccio: perché chiudere produce effetti catastrofici sul medio e lungo periodo”, commenta su Facebook un ex dirigente del Miur, Marco Campione. Che prosegue senza mezzi termini: “Ditemi come si indennizzano 150 giorni senza scuola di un bambino con pochi mezzi, come si indennizza la privazione della sua formazione ed educazione in anni cruciali; ditemelo, cari anonimi ministri, e smetterò di indignarmi per la vostra superficialità”.

Per scongiurare la chiusura totale di tutte le scuole ci sarebbero ancora tre giorni e gli incontri a Palazzo Chigi sono febbrili. Hanno chiesto il parere del Cts, che per ora si sarebbe limitato a dire che vanno proibiti i contatti tra nonni e nipoti. A scuola i bambini devono essere accompagnati dai genitori o comunque da persone non ad alta vulnerabilità. Lo stesso Cts sta ricevendo pressioni per dare al governo l’input sul lockdown generale.

Le tre ministre Azzolina, Bonetti e Bellanova chiederebbero nel caso di lockdown generale una eccezione per la scuola. Rimanendo aperta in presenza si consentirebbe alle famiglie, e in particolare alle lavoratrici di poter affrontare con maggiore serenità anche lo smartworking.