L’ondata di contagi di Coronavirus, in particolare le sua varianti, fa paura. I numeri infatti continuano a cresce ed il rischio concreto è che altre regioni possano passare da zona gialla ad arancione dopo il prossimo fine settimana, visto anche il chiarimento fornito oggi dal ministro degli Affari regionali Mariastella Gelmini sulle ordinanze che entreranno in vigore il lunedì e non più la domenica, per aiutare economicamente i settori dell’economia già duramente colpiti dai vari lockdown.

Quanto alle Regioni a rischio, il Piemonte ha di fatto già annunciato il passaggio nello scenario arancione, con misure restrittive più dure rispetto a quelle attuali da zona gialla. Chi passa invece in zona arancione ‘scuro’ è l’area metropolitana di Bologna, che proverà misure più restrittive da sabato 27 febbraio per fronteggiare le circolazione delle varianti, con tanto di chiusure dalle scuole da lunedì 1 marzo.

REGIONI A RISCHIO E TERAPIE INTENSIVE – Oltre al Piemonte, a rischia il passaggio da zona gialla ad arancione sono la Lombardia, la Basilicata, la Puglia, le Marche e il Lazio. 

Che lo scenario nazionale sia in peggioramento lo attestano anche i dati del monitoraggio pubblicato oggi da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: sono diventate otto (dalle 6 della scorsa settimana) le regioni che superano la soglia critica del 30% dei posti letto in terapia intensiva occupati da pazienti Covid. Si tratta di Abruzzo (37%), Friuli Venezia Giulia (33%), Lombardia (33%), Marche (36%), Molise (36%), Provincia autonoma di Bolzano (35%), Provincia autonoma di Trento (39%), Umbria (57%).

I PARAMETRI EUROPEI – Per l’Ecdc, il centro europeo per il controllo delle malattie, Umbria e province di Trento e Bolzano sono nella massima fascia di rischio, quella rosso scuro. È quanto emerso infatti dall’ultima mappa epidemiologica delle regioni europee.

Novità importante riguarda la Sicilia, che passa scende di fascia diventando arancione come Sardegna e la Valle d’Aosta. Il resto del Paese è invece colorato di rosso.

IL RAPPORTO GIMBE – Altri dati preoccupanti arrivano dalla Fondazione Gimbe. L’ultimo monitoraggio fornito da Nino Cartabellotta evidenzia infatti che dopo quasi un mese di stabilità nel numero di nuovi casi, negli scorsi sette giorni si è registrata “un’inversione di tendenza” con un incremento che, a livello nazionale, “sfiora il 10%”, segno della “rapida diffusione di varianti più contagiose“.

Secondo i dati dell’istituto di ricerca in 41 province l’incremento dei nuovi casi è superiore al 20%. Nella settimana tra il 17 e il 23 febbraio, rispetto alla precedente, c’è stato un incremento (92.571 nuovi positivi rispetto a 84.272, pari a +9,8%), a fronte di un numero stabile di decessi (2.177 rispetto a 2.169). In lieve riduzione, invece, i casi attualmente positivi (387.948 rispetto a 393.686, pari a -1,5%), le persone in isolamento domiciliare (367.507 rispetto a 373.149, pari a -1,5%) e i ricoveri con sintomi (18.295 rispetto a 18.463, pari a -0,9%), mentre risalgono le terapie intensive (2.146 rispetto a 2.074, pari a +3,5%).

ALLARME ISS SU VARIANTE INGLESE – L’Istituto superiore di sanità in un aggiornamento delle Faq sulla varianti sul proprio sito ha messo in guardia sul diffondersi di quella inglese, sottolineando come abbia “una trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica” tra il 18% fino ad arrivare a punte del 60%.

Una stima ottenuto da uno studio di ISS, ministero della Salute, Fondazione Bruno Kessler, Regioni/Province autonome. Valori che, seppur leggermente più bassi, sono in linea con quelli riportati in altri Paesi europei. “La stima induce a considerare l’opportunità di più stringenti misure di controllo che possono andare dal contenimento di focolai nascenti alla mitigazione”, scrive l’Istituto.

(calcagni) Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.