È caos in Burkina Faso. I militari hanno preso il potere nel paese dell’Africa occidentale che conta circa 21 milioni di abitanti. In uniforme, i soldati hanno annunciato in televisione di aver destituito dall’incarico e arrestato il presidente, Roch Marc Kaboré, sospeso la costituzione e sciolto governo e parlamento e chiuso i confini. I golpisti hanno promesso “un ritorno all’ordine costituzionale” in un “tempo ragionevole. Al presidente Koboré, detenuto in un campo militare, è stato chiesto di firmare le dimissioni entro 72 ore. I golpisti hanno arrestato anche il presidente del Parlamento, Alassane Bala Sakandé e alcuni ministri. E, nel comunicato letto in diretta televisiva, i militari promettono che annunceranno un calendario “accettabile per tutti” per portare il paese al voto.

L’arresto di Kaboré, che ha 64 anni ed è presidente dal 2015, è avvenuto dopo violente proteste che hanno fatto piombare nel caos la capitale del Burkina Faso, Ouagadougou: centinaia di manifestanti, a cui si sono uniti diversi soldati, hanno protestato davanti al palazzo presidenziale per chiedere le dimissioni di Kaboré, accusato di non fare abbastanza per contrastare il terrorismo islamico nel paese. Durante le proteste non sono mancati momenti di tensione: i soldati hanno sparato colpi d’arma da fuoco in aria incitati dai manifestanti. I militari ribelli hanno preso il controllo della caserma Lamizana Sangoule a Ouagadougou, chiedendo riforme dell’esercito e cure migliori per i soldati e le famiglie dei feriti, oltre a migliori condizioni di lavoro per l’esercito del Burkina Faso, che deve fronteggiare una escalation di violenze dei militanti islamici.

Il gruppo che ha preso il potere, il Movimento patriottico per la salvaguardia e la restaurazione, è guidato dal colonnello Paul Henri Sandaogo Damiba. Il gruppo militare, secondo quanto dichiarato in una nota dei soldati, è stato costretto a prendere il potere a causa del deterioramento della sicurezza nel paese africano, assediato dalla violenza jihadista.

Il movimento ha accusato le autorità civili di aver fallito contro l’Isis e al Qaida, che hanno ucciso migliaia di persone e costretto un milione e mezzo a fuggire dalle proprie case. Tra la crescente esasperazione della popolazione. La crisi, scoppiata con episodi di ammutinamento in varie caserme e manifestazioni anti-governative in cui è stato dato alle fiamme il quartier generale del partito di Kaboré, è degenerata nello spazio di 24 ore con la notizia dell’arresto del presidente da parte dei soldati ribelli.

Le condizioni per il colpo di Stato sono maturate a causa della politica di sicurezza fallimentare condotta dal presidente Kaboré, rieletto nel 2020 con la promessa di debellare la violenza degli jihadisti. I soldati ribelli, dando voce alla frustrazione di un esercito male addestrato ed equipaggiato in prima linea contro le milizie jihadiste affiliate da Al Qaida e dall’Isis, hanno per questo chiesto “mezzi adeguati” nella lotta contro il terrorismo islamico, la “sostituzione” dei vertici militari, e aiuti alle famiglie delle vittime.

Ma la voce dei golpisti è anche quella della popolazione, esausta per il clima di insicurezza che c’è da anni nel paese. Il bersaglio di questa rabbia è il capo dello Stato, il simbolo delle promesse perdute a fronte di attacchi contro i civili che si sono susseguiti a cadenza quotidiana. Dura condanna della comunità internazionale. L’Unione Africana e l’Onu hanno “condannato con fermezza” l’escalation in Burkina Faso e anche l’Ue e Stati Uniti hanno chiesto “l’immediato” rilascio del presidente e degli altri funzionari.

Redazione