È altissima la tensione sulla crisi Ucraina. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha consigliato alle famiglie dei propri diplomatici di lasciare il Paese “a causa della persistente minaccia di un’operazione militare russa”. I colloqui tra il segretario di Stato Antony Blinken e il ministro degli esteri di Mosca Sergey Lavrov i venti di guerra che aleggiano sulla crisi non hanno smesso di soffiare. Dopo l’incontro di un’ora e mezza a Ginevra i due si riparleranno in settimana. Sul tavolo le condizioni poste dalla Russia e la risposta degli USA.

“La situazione della sicurezza, in particolare lungo i confini dell’Ucraina, nella Crimea occupata dalla Russia e nella Donetsk controllata dalla Russia, è imprevedibile e potrebbe deteriorarsi in qualsiasi momento” si legge nel testo del comunicato del Dipartimento di Stato. Il personale non essenziale può lasciare dunque l’ambasciata, che al momento resterà aperta. I cittadini americani residenti in Ucraina “dovrebbero considerare ora” di lasciare il Paese – sarebbero tra i 10 e i 15mila secondo una stima della sottosegretaria di Stato Victoria Nuland – così come il Dipartimento invita a non viaggiare in Ucraina e in Russia. Si temono anche ritorsioni contro i cittadini americani. Washington non ha intenzione di disimpegnarsi dalla crisi.

Al vaglio del Presidente statunitense Joe Biden – la decisione potrebbe arrivare anche oggi – la possibilità di inviare truppe nel Baltico e nell’Est Europa secondo diversi media americani. Biden ne ha parlato a Camp David con i suoi consiglieri e con il segretario della Difesa Lloyd Austin e il capo di Stato maggiore generale Mark Milley. L’invio, secondo l’ipotesi, riguarderebbe un numero tra mille e cinquemila soldati.

Blinken parlerà oggi in videoconferenza con i membri dell’Unione Europea a Bruxelles dei colloqui avuti venerdì scorso con Lavrov. Il segretario di Stato americano si era impegnato a mettere delle proposte nero su bianco rispetto alle richieste di Mosca. “Non posso dire se siamo sulla strada giusta o no – aveva detto Lavrov ai giornalisti – ma lo capiremo quando riceveremo la risposta alle nostre proposte”. La Russia vuole un impegno scritto e la garanzia del non allargamento della Nato con l’ingresso dell’Ucraina e della Georgia, oltre al ritiro degli armamenti della NATO dai Paesi dell’Est Europa che ne sono entrati a far parte dopo il 1997, in particolare Romani a e Bulgaria.

Richieste inaccettabili per l’Alleanza e anche per Washington. A preoccupare sono però soprattutto gli spostamenti di soldati e mezzi militari di Mosca: unità di assalto, carri armati, ospedali da campo e lanciamissili a sud del Mar Nero e in Bielorussia. Dall’altra parte hanno deciso di inviare armi all’Ucraina il Regno Unito, la Polonia, i Paesi Baltici e la Spagna. Biden si era detto sicuro che la Russia attaccherà e che la risposta dipenderà dall’entità dell’azione militare. Parole che avevano allarmato Kiev. Il Presidente Volodymyr Zelensky aveva twittato: “Vorremmo ricordare alle grandi nazioni che non ci sono incursioni minori, o piccole nazioni”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.