Il conto alla rovescia sta per scadere. A Ginevra, nelle prossime ore, prende il via l’atteso incontro tra il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, e il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, mentre crescono i timori di un’invasione russa dell’Ucraina. Il nuovo round negoziale giunge nel mezzo di una rinnovata retorica aggressiva da ambo le parti, dopo i fallimentari colloqui della scorsa settimana.

Blinken dovrà ammorbidire le posizioni russe, dopo che Mosca ha fatto sapere di non ritenere necessari ulteriori colloqui a livello bilaterale con la Nato. Il Cremlino critica l’inquilino della Casa Bianca Biden per aver affermato che un “disastro” attendeva la Russia se avesse attaccato l’Ucraina. Dichiarazioni del genere, ha affermato il portavoce di Mosca Dmitry Peskov, “possono facilitare la destabilizzazione della situazione perché possono ispirare false speranze ad alcune teste calde in Ucraina”.

L’escalation della tensione è quotidiana. Al termine di una giornata di dichiarazioni di fuoco, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro quattro ucraini accusati di lavorare per i servizi segreti russi. L’opzione di un attacco militare imminente è data come altamente probabile dagli americani. “Qualsiasi” violazione della frontiera Ucraina da parte delle truppe russe sarebbe considerata un’invasione in piena regola, e Mosca si troverebbe ad affrontare la dura reazione degli Usa.

Dopo quasi 24 ore di incertezza tra gli alleati, e soprattutto a Kiev, il presidente Joe Biden cerca di fugare i dubbi sulla determinazione di Washington e la compattezza del campo occidentale davanti a un’eventuale mossa avventuristica di Mosca. Ma il Cremlino ha preso debitamente nota e ne terrà conto nell’incontro a Ginevra di oggi. Biden ha dovuto assicurare di essere stato “assolutamente chiaro” con Vladimir Putin circa le conseguenze di un attacco russo in Ucraina. Il presidente Usa ha alzato la posta dopo la ‘gaffe’ durante la conferenza stampa maratona per il suo primo anno alla Casa Bianca, in cui aveva parlato di una possibile incursione “minore” da parte delle truppe russe, facendo capire che in tal caso la reazione avrebbe potuto essere anch’essa limitata.

Prima del faccia a faccia con Lavrov a Ginevra, Blinken ha incontrato a Berlino la sua omologa tedesca Annalena Baerbock nel tentativo di tessere la ‘tela diplomatica’ per scongiurare che la crisi Ucraina finisca fuori controllo. Berlino e Washington insistono sul fatto che la Russia affronterà “gravi conseguenze” se ci sarà un’aggressione dell’Ucraina, ma al tempo stesso ripetono che “la via diplomatica” è quella maestra per superare il conflitto.
La cancelleria tedesca considera necessaria una risposta forte e chiara sul piano delle sanzioni, tornando a sottolineare l’importanza del formato Normandia per dare nuova vita ai colloqui che comprendono Berlino, Parigi, Kiev e Mosca.

Ma per fare leva su Mosca, il segretario Usa ha avanzato la carta del gasdotto Nord Stream 2. Il gas, come ha sottolineato Blinken, non ha cominciato a fluire attraverso l’infrastruttura, il che significa che la pipeline è un mezzo di pressione per la Germania, gli Usa e i nostri alleati, non per la Russia.

Blinken ha però ribadito l’impegno Usa al dialogo e ha sottolineato l’unità degli alleati di Washington, sia a livello di Nato che di Unione Europea, sul delicato dossier. Ciononostante ci sono segnali di pessimismo. Prima di recarsi a Ginevra, il segretario Usa non ha nascosto dubbi sul successo dei colloqui con l’omologo russo, ma è convinto della necessità di fare un punto sullo stato della situazione attuale e comprendere se è possibile continuare a perseguire una via diplomatica per risolvere la crisi attualmente in corso.

La distanza tra Mosca e le capitali europee è enorme. Anche Londra e Berlino guardano con attenzione i movimenti delle truppe russe che si muovono verso la Bielorussia per esercitazioni militari congiunte. Il tema è stato al centro di una telefonata tra il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, e il primo ministro britannico, Boris Johnson. Entrambi i leader hanno concordato sulla necessità di prevenire una nuova aggressione della Russia all’Ucraina e di chiarire a Mosca che, in caso di escalation, dovrà affrontare gravi conseguenze.

Anche il premier britannico Johnson è convinto che un’incursione militare russa in territorio ucraino, indipendentemente dalla sua effettiva entità, costituirebbe “un disastro per il mondo intero”. Come riportato dal Times, che cita fonti della Difesa di Londra, il Regno Unito sta valutando la possibilità di inviare altre centinaia di truppe nei Paesi Nato vicino all’Ucraina, come azione di “deterrenza” nei confronti della Russia.

Londra guida già un dispiegamento di 1.200 uomini in Estonia, composto da 830 soldati britannici e oltre 300 militari francesi, munito di carri armati, veicoli corazzati da combattimento, artiglieria, ingegneri e mezzi di difesa aerea e di intelligence. Altri 140 soldati britannici sono presenti in Polonia come parte della missione Nato Forward Presence. Secondo i piani in discussione al ministero della Difesa, il Regno Unito è al lavoro per rafforzare queste missioni con “centinaia” di soldati pronti al combattimento, che potrebbero essere dispiegati con un breve preavviso.

 

Redazione