Lettera dal Carcere di Opera al “Comitato di Nessuno tocchi Caino per Ambrogio Crespi”

Ciao a tutti, eccoci qua a scrivervi dal carcere. Voglio ringraziarvi tutti per quello che state facendo. Sento la vostra forza che sfonda queste sbarre. Io sto bene anche se ho passato i primi 30 giorni non proprio benissimo. Un viaggio molto difficile: la condanna, l’ingresso in carcere, il Covid, il trasferimento a San Vittore, poi l’ospedale, poi il rientro a Opera. Insomma non è mancato nulla. Però sapere di non essere solo è qualcosa di magico.

Quando avete fatto la maratona oratoria per me non sono riuscito a sentirvi tutti e questo mi è dispiaciuto tanto, perché Radio Radicale ha fatto due collegamenti con la vostra diretta. Però sentire le vostre voci ha fatto si che si spezzassero queste sbarre. Siete entrati con forza dentro la mia anima e vi confesso che il mio cuore batteva fortissimo, non sono riuscito a non commuovermi. Ho avuto la sensazione di essere libero, perché le vostre parole sono state macigni di energia positiva. Per questo vi voglio ringraziare con tutto il mio cuore, sentirvi vicino è qualcosa di forte che mi emoziona come un bambino, è un sentimento indescrivibile.

Sapere di essere innocente e stare chiuso in carcere di massima sicurezza, i pensieri, la tristezza, il dolore, sono tutti protagonisti della mia quotidianità, però io combatto! Ma non combatto solo per me, lo devo a tutti voi e per quelle persone che prima di me non potevano combattere per affermare la propria innocenza perché quando arriva il timbro “colpevole” dalla cassazione è finita. Strappano la tua anima. Devi pagare una pena da innocente e se penso a quante persone prima di me, mi sento male. Ma mai nessuna dovrà pagare questo prezzo dopo di me. Io credo profondamente nella Giustizia, però oggi questa fiducia non è così viva come prima. Stare chiuso in una cella in carcere senza aver fatto nulla porta a farti mille domande ma alla fine la domanda principale è sempre una: PERCHÉ? Forse come mi dice Rita Bernardini “Caro Ambrogio, ti tocca per tutti” e allora questo viaggio, non voglio chiamarlo “il viaggio del dolore”, anche se il dolore non manca qua dentro soprattutto dopo aver fatto le videochiamate con i miei piccoli amori Luca e Andrea, vivo un’emozione così contrastante di felicità e tristezza.

Insieme alla mamma, gli abbiamo raccontato una storia. Io sono in missione in un bunker. Allora quando facciamo le videochiamate metto vicino al mio viso la radio che ho acquistato in carcere insieme a un orologio e faccio finta di parlare con la base tramite questo orologio e quando mi comunicano che il tempo a mia disposizione sta terminando allora accendo Radio radicale e loro pensano che mi stiano chiamando. Vedo nei miei bambini la loro felicità, il loro orgoglio e quella sensazione di emozione positiva. In realtà forse questa è davvero una missione, affinché non succeda più a nessuno. E voi fuori state facendo cose straordinarie, siete in trincea a combattere e questa consapevolezza mi fortifica. Coltivo il mio cuore insieme alla mia anima abbracciando l’amore e la forza. Il mio pensiero vola raso al mare con il vento salato e le gocce d’acqua sul viso. Io sono libero!

Oggi la giustizia non può essere il luogo dove trovare l’uomo giusto e non la legge applicata. È solo una questione di fortuna. E questo vale anche in Cassazione. Deve finire questo inferno. Per questo non voglio chiamare questo viaggio “il viaggio del dolore” ma lo chiamerò “il viaggio della speranza”: spes contra spem, per avere una giustizia giusta per tutti. Noi tutti siamo la speranza per il cambiamento e per dire basta. Perché trovarsi seduto su uno sgabello con davanti a sé un tavolino e una finestra con le sbarre? Sposto lo sguardo fuori dalla finestra e mi pongo mille domande, poi mi dico che nulla capita per caso e voi tutti siete la speranza di questo viaggio. Il mio corpo è chiuso in questo inferno però la mia anima e la mia forza sono lì con voi, sono al vostro fianco e non mollerò mai. Lo devo a tutti.

Non è il tempo che mi fa paura ma stare chiuso in un carcere di massima sicurezza con una “ostatività” che mi fa riflettere molto. Non è possibile dover essere “fortunati” per trovare la giustizia giusta. Io credevo profondamente nella Corte di Cassazione però anche in quel luogo devi trovare l’uomo giusto. Non è giustizia questa. E questo è stato per me un pugno in pieno cuore il giorno della conferma della condanna. Mi prendevo a pizzicotti perché pensavo fosse un incubo. L’ultima notte in casa ho dormito con i miei due bambini ed Helene, tutti insieme nel lettone. Si addormentavano tutte le notti con me ed Helene. Luca voleva sempre la mia mano per fare la nanna, questo da quando con mio fratello lo abbiamo salvato da quella piscina, mentre Andrea non si staccava mai da me facendoci sempre le coccole. Li avevo soprannominati Luca “la cozza” e Andrea “il Koala”. Io non mollerò per nessuna ragione al mondo e tornerò dalla mia cozza e dal mio koala, combatterò con tutte le mie energie. Non mi ammalerò ma rinascerò, perché l’amore della mia famiglia e di tutti voi è il motivo di questo viaggio della speranza e io vi ringrazio a tutti, uno ad uno. Viva la vita, viva la libertà… perché io sono libero! Spes contra Spem.

Ambrogio Crespi