“Oggi, 9 marzo 2021, è stato compiuto l’atto finale di ingiustizia verso un uomo che si chiama Ambrogio Crespi, condannato per associazione esterna perché avrebbe prodotto dei voti per un politico che non ha mai conosciuto insieme a delle persone che non hanno mai frequentato mai la sua vita”. E’ lo sfogo del fratello Luigi dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a sei anni emessa in Appello per il regista 51enne, sposato e padre di due figli, accusato di aver procurato voti a Domenico Zampetti, assessore alla Casa della Giunta Formigoni, per le regionali del 2010, servendosi di conoscenze in ambienti della ‘ndrangheta.

Nel processo che ha portato alla condanna dello stesso Zambetti (7 anni), Ambrogio Crespi è stato chiamato in causa da alcune intercettazioni. Lui si è sempre dichiarato innocente. Numerose le incongruenze emerse nel corso dei vari dibattimenti (in primo grado era stato condannato a 12 anni), che hanno spinto in tanti, compresi i Radicali, a definire la vicenda come il “nuovo caso Tortora“.

Duro lo sfogo del fratello Luigi, ex sondaggista di Silvio Berlusconi: “Una persona innocente, con centinaia di testimonianze e con una vitta specchiata, travolta dalla viltà, dalla ingiustizia e dalla stupidità di un sistema capace di correggersi. Condannato solo perché questi signori parlavano di lui a sua insaputa. Questo è quello che è accaduto e che può accadere a chiunque di voi. Ma per noi la battaglia per la verità e per la libertà non è finita, ora chiederemo la revisione del processo“.

Sulla vicenda è intervento anche Bobo Craxi che all’Adnkronos ha riferito di ”non commentare la sentenza della Cassazione” ma “associare Ambrogio alla criminalità organizzata è una immagine che non corrisponde alla realtà”.

“Lo conosco da molti anni, non posso credere che sia quello che è stato descritto fin qui. Mi spiace moltissimo per lui, per i suoi bambini, per la sua famiglia”. Così Clemente Mimun commenta all’Adnkronos la conferma della condanna dell’amico regista Ambrogio Crespi. “Non ho mai avuto bisogno di vedere che diventava un bravo regista antimafia per avere chiaro che non fosse minimamente colluso con quegli ambienti -dice Mimun- Spero che in ambito europeo ci sia la possibilità di riparare a quella che io penso sia un’ingiustizia”. “Io penso che sia una condanna sbagliata. Non sono un magistrato, ma ho paura che tante volte parta un meccanismo tale per cui chi ne è stato motore non abbia il coraggio di fermare la macchina. Non sarebbe la prima volta”, osserva il giornalista. Che conclude: “Mi dispiace profondamente, sono amico suo e di Luigi (il fratello, ndr) da tanti anni, e quindi sicuramente di parte”.

LA SENTENZA – Oltre alle condanne di Zambetti e Crespi, conferme anche per Ciro Simonte (8 anni) e per Eugenio Costantino (4 anni e 4 mesi), quest’ultimo ritenuto referente della cosca Di Grillo-Mancuso con la condanna che si somma in continuazione a una precedente pena di 11 anni, e diventa quindi pari a 15 anni e 5 mesi. La Prima sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Costantino e Simonte, mentre quelli di Zambetti, Crespi e del Procuratore generale sono stati rigettati.  Zambetti è stato processato per aver acquistato dai clan della ‘ndrangheta circa 4mila voti per le amministrative del 2010. Voti pagati 50 euro l’uno per un totale di circa 200mila euro stando alle circa 11mila preferenze ricevute.

 

Redazione