“Questa foto deve restare impressa nella memoria di tutti. Questa foto è il simbolo della malagiustizia. Di un sistema fallato, malato”. E’ il duro sfogo sui social di Helene Pacitto, moglie del regista Ambrogio Crespi, 51 anni, che questa mattina si costituirà “da uomo innocente” nel carcere di Opera a Milano dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna in Appello a sei anni di reclusione, perché accusato di aver procurato voti a Domenico Zambetti, assessore alla Casa della giunta Formigoni, per le regionali del 2010, servendosi di conoscenze in ambienti della ‘ndrangheta.

“Da uomo di giustizia giusta, contro le mafie, per la legalità, a condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, 416 bis c.p.” prosegue la moglie che pubblica la foto del marito mentre saluta i due figlioletti prima di andare in carcere. “Oggi si scrive una pagina nera nella storia della Giustizia Italiana e con certezza possiamo dire che la storia di Tortora non ha insegnato nulla a nessuno. Questa foto, questa immagine, mi auguro che finisca sotto gli occhi di chi è veramente incatenato in un sistema marcio. State commettendo i peggiori reati, quelli che hanno a che fare con la vostra anima, con la vostra coscienza, con la vostra immagine riflessa nello specchio” aggiunge addolorata e allo stesso tempo arrabbiata.

“Guardatevi, chiedetevi se siete delle brave persone. Fatevi domande. Cercate risposte. Sappiate che io sono pronta ad aiutarvi a capire gli errori che avete commesso per evitare che domani ci sia un altro Ambrogio Crespi che deve salutare per un tempo infinito i propri bambini e che viene lasciato ai cancelli di un carcere da una moglie, un fratello, una cognata e due nipoti. Imparate dai vostri errori. Diveniate speranza” conclude.

Duro anche il sondaggista Luigi Crespi, fratello di Ambrogio: “Condannato per associazione esterna perché avrebbe prodotto dei voti per un politico che non ha mai conosciuto insieme a delle persone che non hanno mai frequentato mai la sua vita. Sono determinato e motivato – aggiunge – chiederemo la grazia al presidente della Repubblica”.

La moglie Helene ha anche pubblicato la foto della valigia preparata prima di andare in carcere, annunciando che d’ora in avanti inizierà anche una battaglia social: “Non si può chiudere la vita di un uomo in una valigia. Non si può impacchettare e lasciare dentro a una galera senza un motivo, dico uno, che sia valido e ragionevole. Ho deciso quindi che tutta la mia indignazione verso questo sistema verrà messa online, e che questa battaglia la farò a testa alta perché ad abbassarla non saremo di certo noi.
Documenterò passo dopo passo lo schifo che è stato fatto verso un uomo non solo innocente, ma totalmente estraneo ad ogni fatto di cui vi lavate bocca da 10 anni. Non mi piangerò addosso.
Sarò una spina nel fianco. Sarò una iena” conclude.

Redazione