SanPa: luci e tenebre di San Patrignano” è la serie del momento prodotta e diffusa da Netflix sulla storia della comunità di recupero per tossicodipendenti, fondata da Vincenzo Muccioli a Coriano, in provincia di Rimini.

Proprio il lancio della docu-serie il 30 dicembre scorso ha rilanciato il dibattito sulla figura di Muccioli, tanto da spingere la comunità di San Patrignano a prenderne le distanze e a dividere nuovamente il Paese tra i ‘seguaci’ del metodo di Muccioli e coloro che già all’epoca condannavano il suo lavoro nel recupero delle vittime di tossicodipendenza.

Non a caso il sottotitolo di Sanpa è “Luci e tenebre di San Patrignano”: Muccioli affronterà due processi, il primo iniziato nel 1983 e definito “Processo delle catene” con l’accusa sequestro di persona e maltrattamenti per avere incatenato alcuni giovani della comunità, finito con una assoluzione con formula piena in Appello e in Cassazione nel 1990 che ribaltarono la sentenza di primo grado. Il secondo processo invece, nel 1994, aveva portato una condanna di otto messi per favoreggiamento (con sospensione condizionale) e a un’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo di Roberto Maranzano nella comunità, col cadavere del giovane rinvenuto in una discarica in provincia di Napoli e gli autori materiali del pestaggio furono condannati dai 6 ai 10 anni.

Il processo però si fermò lì per la morte di Muccioli, avvenuta il 19 settembre del 1995. Anche il decesso di Muccioli, così come la sua vita divisa tra ‘santone’ o ‘padre-padrone’, è avvolto dal mistero e da più ipotesi: la causa della sua morte non fu mai rivelata, ma il Corriere della Sera scrisse che l’aggravamento di un’epatite C. Mai chiariti anche i dubbi su un eventuale contagio da Aids dagli ospiti della sua comunità.

Redazione