L'€conomista
Commercialisti, la riforma ridisegna i confini e il futuro della professione
Ridefinire confini, competenze e prospettive di una professione centrale per il sistema economico. È questo l’obiettivo della riforma delle professioni che riguarda da vicino anche i commercialisti e che punta ad aggiornare un impianto normativo fermo al 2005. A delinearne portata e criticità è Elbano de Nuccio, riconfermato nelle scorse settimane alla guida del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. «L’opportunità principale è quella di perimetrare in maniera chiara ruoli e funzioni all’interno del contesto economico e sociale del Paese», spiega il Presidente de Nuccio. «La nostra legge di riferimento risale a oltre vent’anni fa, in un contesto completamente diverso: era necessario innanzitutto ridefinire il ruolo del commercialista». Da qui la revisione dell’articolo che disciplina l’oggetto della professione, con una descrizione più precisa di compiti e responsabilità.
Una riforma che si muove su un doppio binario: «Da un lato una nuova regolamentazione interna alla professione, dall’altro una definizione più chiara verso l’esterno», sottolinea de Nuccio. «Era indispensabile evitare sovrapposizioni con figure che non sono professioni ordinistiche ma che spesso finiscono per confondere il mercato». Il tema del perimetro è centrale. «Nella genericità della vecchia normativa si è insinuata una zona grigia», osserva. «Questo ha consentito ad altri operatori di pensare di essere commercialisti. È qualcosa di inaccettabile». Il riferimento è anche alla distinzione giuridica tra ordini professionali e associazioni private, ribadita dalla Corte costituzionale: «Il commercialista è un professionista ordinistico, garante dell’interesse pubblico. Un tributarista è un lavoratore autonomo con competenze diverse e non sovrapponibili». Secondo il Presidente, la riforma chiarisce definitivamente questi confini: «Ne uscirà una professione più chiara, in cui non sarà più possibile confondere chi fa cosa». Un passaggio che si accompagna anche al rafforzamento della funzione sussidiaria rispetto alla pubblica amministrazione. «Siamo sempre più spesso destinatari di funzioni che supportano l’attività dello Stato», spiega. «Questo avviene perché siamo garanti del pubblico interesse».
Accanto alla definizione delle competenze, emerge il tema dell’attrattività della professione, soprattutto per i giovani. «C’è un errore di fondo: ci si concentra sugli effetti e non sulle cause», osserva de Nuccio. «Le cause sono chiare: incertezza economica, percorsi lunghi e costosi, barriere all’ingresso». E aggiunge: «Un giovane difficilmente sceglie una strada complessa se non vede una prospettiva di reddito concreta». Le soluzioni proposte vanno in direzione opposta: «Bisogna eliminare le barriere all’ingresso e rendere la professione più attrattiva», afferma. «Abbiamo proposto la sovrapposizione del tirocinio con il percorso universitario, la formazione gratuita fino ai 35 anni e strumenti di sostegno economico per chi inizia». L’obiettivo è chiaro: «Creare una condizione che permetta ai giovani di entrare senza partire già con un peso economico sulle spalle».
Un altro fronte riguarda il ruolo della categoria nel processo normativo. «Oggi le norme si scrivono con chi le applica», sottolinea. «I commercialisti sono presenti in tutti i tavoli tecnici ministeriali e partecipano attivamente alla scrittura delle riforme». Non solo funzione consultiva, quindi: «La nostra è anche una funzione operativa. È un cambio di paradigma importante». Un riconoscimento che, secondo de Nuccio, deriva dalla competenza tecnica espressa dalla categoria: «Oggi la nostra utilità per il Paese viene riconosciuta concretamente, attraverso un rapporto costante con le istituzioni».
Infine, lo sguardo al futuro passa dall’innovazione tecnologica. «L’intelligenza artificiale è un’enorme opportunità», afferma. «Può facilitare i processi ripetitivi e migliorare la base informativa a disposizione del professionista». Ma con un limite chiaro: «Non può sostituire l’uomo, deve integrarne le capacità». Una visione antropocentrica che guida anche le iniziative del Consiglio nazionale, impegnato nello sviluppo di una propria piattaforma dedicata. «Il vero tema – conclude – è accompagnare tutta la categoria in questo cambiamento, senza lasciare indietro nessuno».
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