Una disfatta. Non ci sono altre parole per definire quanto accaduto stamane nella Commissione Esteri del Senato, dove l’esponente di lungo corso di Forza Italia Stefania Craxi è stata eletta alla seconda votazione nuova presidente, ereditando così la poltrona lasciata libera da Vito Petrocelli, il ‘compagno Petrov’ pentastellato silurato dal Movimento e fatto ‘decadere’ con le dimissioni di massa dei membri della stessa Commissione.

Il risultato della votazione, avvenuta nel segreto dell’urna, è uno smacco clamoroso per i grillini, il gruppo più folto nella Commissione e che immaginavano la conferma di un nuovo esponente 5 Stelle a capo della Commissione.

In pole position, dopo la marcia indietro di Gianluca Ferrara, il senatore dalle posizioni anti-Nato e anti-USA costretto di fatto a ritirare la candidatura, c’era il fedelissimo contiano Ettore Licheri. Ma, nel segreto dell’urna, la maggioranza si è sfaldata.

Nella prima votazione undici voti sono andati a Craxi, solo 9 per Licheri e due bianche, Nella seconda votazione, anche qui la maggioranza qualificata: 12 voti Craxi, 9 Licheri e una bianca, portando così all’elezione della figlia dell’ex leader socialista Bettino.

Secondo una prima ‘ricostruzione’, a votare per Craxi sarebbero stati i due azzurri Enrico Aimi e Anna Maria Bernini (che sostituiva Adriano Galliani), i 4 della Lega (Tony Iwoby, Stefano Lucidi, Manuel Vescovi e Roberto Calderoli, che sostituiva Matteo Salvini), poi il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso. Ma per la figlia di Bettino sarebbero arrivati anche altri quattro voti, provenienti dal Misto: quelli di Fabio Di Micco, Mario Monti e Raffaella Pacifico, oltre a Emanuele Dessì di CAL (Costituzione Ambiente Lavoro).

Licheri avrebbe quindi raccolto solo nove voti: quelli dei cinque pentastellati (Gianluca Ferrara, Simona Nocerino, Paola Taverna e Mariolina Castellone), i tre del Pd (Alessandro Alfieri, Fabio Porta e Luigi Zanda) e il renziano Giuseppe Cucca (al posto di Laura Garavini). Infine l’annunciata scheda bianca di Pier Ferdinando Casini.

Non ho mai fatto una questione di incarichi“, ha commentato a caldo Stefania Craxi, già sottosegretario agli Esteri dal 2008 al 2011, “sono onorata di questa scelta della commissione Esteri. La prima cosa che mi sento di dire è che la politica estera di un grande paese non deve essere un argomento che divide maggioranza e opposizione soprattutto in un momento così delicato della storia del mondo, quindi lavoreremo insieme. Bisogna immediatamente dare dei segnali chiari: c’è una guerra in corso, bisogna usare la durezza necessaria per condurre a un dialogo, la commissione darà segnali in questo senso”.

Caos grillino

Un colpo durissimo per il Movimento 5 Stelle, per Giuseppe Conte e per Paola Taverna: era stata proprio la capogruppo al Senato a lavorare con più forza nel tentativo di trovare un accordo tra le forze politiche che potesse portare all’elezione di Licheri.

Per quest’ultimo invece va registrato il secondo ‘flop’ dopo la mancata rielezione a capogruppo al Senato del Movimento a fine 2021.

Ma sul banco degli imputati finirà lo stesso presidente dei 5 Stelle, l’ex premier Giuseppe Conte. Da quando detiene la leadership del partito, le elezioni e le nomine parlamentari non hanno mai visto trionfare la sua linea: a partire dal Quirinale, dove al posto di “una donna” è stato riconfermato Sergio Mattarella, passando dai capigruppo alla Camera e al Senato, col ‘nemico’ Davide Crippa rimasto a Montecitorio e Mariolina Castellone a prendere il posto di Licheri a Palazzo Madama.

Voto che ha provocato malumori fortissimi all’interno dei pentastellati. La prima reazione è stata quella di Giuseppe Conte, che ha convocato un consiglio nazionale straordinario del M5S. Diversi eletti, scrive l’AdnKronos, invocano l’uscita dal governo: “E’ uno smacco troppo grande“, spiega uno di loro all’agenzia.

E Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Affari esteri, spiega che dopo il voto in Commissione “serve un chiarimento all’interno della maggioranza di governo”. “È stato uno sgarbo per la maggioranza parlamentare e fa bene Giuseppe Conte a non prenderla bene, spero che abbia le armi per ristabilirla in Parlamento, perché è un nostro diritto e credo che sia un problema da risolvere“, ha aggiunto parlando a RaiNews24. “Non ho seguito direttamente la questione ma va risolta, non è il simbolo della divisione interna al Movimento ma semmai della maggioranza“, ha sottolineato Di Stefano.

Al veleno invece le parole affidate all’AdnKronos da Simona Nocerino, senatrice pentastellata vicina a Luigi Di Maio che ieri aveva dato la disponibilità alla candidatura alla presidenza della Commissione Esteri. L’esponente 5S sottolinea che da parte del partito “è stata fatta questa scelta, è stata portata avanti, non è stata vincente purtroppo perché non abbiamo più la presidenza della Commissione. È una cosa che dispiace, tenersi la presidenza era il nostro obiettivo”.

Le parole di Conte

La reazione ufficiale del Movimento è ovviamente riservata a Conte, che dopo il consiglio nazionale straordinario dei pentastellati parla con i giornalisti e sferra le sue accuse a parte della maggioranza di governo.

Avevo detto che c’è qualcuno che lavora per tenerci fuori dalla maggioranza. Oggi però prendo atto che Pd, M5s e Leu hanno un atteggiamento responsabile, mantengono i patti. Gli altri no“, sono le parole dell’ex premier.

Quindi il ‘retroscena’ di Conte, che svela come ieri il Movimento aveva avvertito il presidente del Consiglio Mario Draghi della questione: “Si era capito che si stava lavorando in modo surrettizio a violare patti regole e accordi. Quindi è stato avvertito il presidente del Consiglio e spetta innanzitutto a lui prendere atto della responsabilità di tenere in piedi questa maggioranza”. Per Conte dopo il voto sulla Commissione esteri “di fatto si è formata una nuova maggioranza che spazia da Fratelli d’Italia fino a Italia Viva“.

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia