Una condanna che ha fatto più rumore delle buone azioni. Mimmo Lucano l’ex sindaco di Riace elogiato in tutto il mondo per il suo modello di accoglienza ha preso 13 anni e 2 mesi in primo grado di giudizio. Un modello, secondo i giudici che hanno quasi raddoppiato la richiesta dell’accusa, costellato di reati.

Tanti sono accorsi in difesa di Lucano come Enrico Letta che si è detto “esterrefatto per la pesantezza della pena”. Gad Lerner che su Twitter postando una foto che lo ritrae insieme all’ex sindaco, scrive: “I giudici di Locri hanno condannato un uomo giusto. È stata commessa un’ingiustizia, un terribile capovolgimento della realtà. Mimmo Lucano, come Gino Strada, ha scosso con il suo esempio le nostre cattive coscienze”.

Oggi sul ‘Il Fatto‘, in un pezzo a sua firma Lerner scrive: La condanna di Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di reclusione non è solo accanimento feroce contro un uomo giusto, che mai ha tratto lucro alcuno dal modello di accoglienza sperimentato a Riace, è altresì un’offesa recata allo spirito della nostra costituzione come argomentò Piero Calamandrei dopo la condanna ben più lieve, subita nel 1956 da Danilo Dolci colpevole di invasione di terre siciliane incolte”.

Ospite della trasmissione radiofonica ‘Ora Daria’ condotta da Daria Bignardi, Lerner racconta così l’accostamento alla figura dell’attivista Danilo Dolci, conosciuto anche come il ‘Ghandi italiano’, a quella di Mimmo Lucano: “Quella condanna a Danilo Dolci fu molto più lieve accompagnata dalle dichiarazioni delle attenuanti per le alte finalità civili e morali. Per Mimmo Lucano c’è stato invece solo un accanimento contro il suo progetto meraviglioso e ammirato in tutto il mondo, come se fosse un’associazione a delinquere. Questa condanna mi fa paura perché è un attacco generalizzato, una criminalizzazione di chiunque lavori nella solidarietà in questo Paese. In Italia per fare della solidarietà devi necessariamente violare delle regole ottuse, a volte la disobbedienza civile è necessaria nella forma non violenta. Non è tutto bianco o nero. Resta la paura che si vuole diffondere il messaggio che se si fa salvataggio in mare o salvataggio dei migranti si rischia in questo paese incarognito”.

Gianrico Carofiglio, ospite a Otto e Mezzo, avanza dubbi su una giustizia ad orologeria e si spinge ad affermare che “forse avrebbero potuto aspettare un mesetto” poiché siamo a ridosso del voto per le amministrative. Così come Michele Anzaldi che retwitta l’intervista di Daria Bignardi su Radio Capital a Gad Lerner chiedendo l’intervento della ministra competente.

Onorevole Anzaldi, sul caso Lucano lei si chiede perché la ministra Marta Cartabia non si sia ancora fatta sentire. Che cosa dovrebbe fare la titolare della Giustizia?

“La sentenza su Mimmo Lucano sta facendo discutere tutti da 24 ore, non soltanto il mondo della politica ma anche opinionisti, commentatori, esperti di giustizia. Possibile che la ministra competente non valuti opportuno di farci conoscere la sua opinione, oppure far sapere se intende in qualche modo intervenire secondo le sue prerogative? Anche perché ad alimentare dubbi non è soltanto la durezza della condanna, ma anche a tempistica.

In che senso la tempistica secondo lei alimenta perplessità?

“Comminare una condanna del genere a poche ore dalle elezioni sembra il migliore spot per Luca Palamara, candidato a Roma alle suppletive nel collegio di Primavalle. Sembra l’ennesima conferma che le parole dette in questi mesi da Palamara in tv e nei suoi libri a proposito di come funzioni la giustizia italiana siano decisamente fondate. Per questo credo che la ministra dovrebbe valutare seriamente di intervenire. Altrimenti la sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia aumenterà ancora di più”.

Riccardo Annibali