Il recente condono fiscale approvato dal governo Draghi stimola alcune riflessioni e un certo pessimismo per la futura politica economica del paese. Il condono, contenuto nel decreto cosiddetto “sostegni” ha determinato la cancellazione delle cartelle fiscali emesse nel periodo 2000-2010 di ammontare inferiore a 5mila euro e per contribuenti con un reddito inferiore a 30mila euro. La misura, ha sostenuto Draghi, è di lieve entità data la limitata platea dei beneficiari. Il valore complessivo dei debiti fiscali verso i vari enti creditori pubblici è enorme, pari a 987 miliardi allo scorso 30 giugno. Tuttavia è anche vero che gran parte di questi debiti sono non recuperabili.

Nell’audizione presso la Commissione Finanze del Senato dello scorso 6 ottobre, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha comunicato che 405,3 miliardi riguardano soggetti falliti, persone decedute, imprese cessate e nullatenenti, altri 440,3 riguardano contribuenti verso i quali sono già state svolte “azioni esecutive e/o cautelari che non hanno consentito il recupero integrale dell’attuale loro debito”. Infine, per altri 50,2 miliardi l’attività di riscossione è sospesa per sentenze giudiziarie o perché incluse in condoni precedenti. Sommando queste cifre, risulta che circa il 91% delle somme dovute è di fatto non riscuotibile.

Le cifre sono un po’ diverse se si considera solo il periodo 2000-2010, che è quello a cui si applica il provvedimento. Le somme dovute al fisco riferite a questo periodo sono pari a 344,1 miliardi. Sommando le categorie precedenti (falliti, deceduti, nullatenenti, azioni esecutive già avvenute etc.) si arriva a 329,7 miliardi, pari al 95,8% del totale. In sostanza, dei 344,1 miliardi solo 14,4 sembrano avere qualche possibilità di riscossione. Di questi non sappiamo quanti siano dovuti da soggetti che soddisfano le restrizioni del provvedimento (debito inferiore a 5mila euro e reddito inferiore a 30mila euro). Queste cifre comunque fanno pensare che il primo ministro non sia molto lontano dal vero quanto stima che gli effetti del provvedimento saranno effettivamente di lieve entità (i dati presentati dall’audizione alla Commissione Finanze del Senato di Enrico Maria Ruffini sono reperibili a https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/232968/Audizione_6+ottobre+2020.pdf/2e899bf8-4023-f320-ee5a-87a8082e92d6#page=17). La dinamica politica che ha portato al condono è stata abbastanza trasparente. Il provvedimento è stato richiesto dai partiti di centrodestra al governo, Lega e Forza Italia, che avrebbero voluto un provvedimento molto più esteso. La resistenza degli altri partiti, di Draghi e del “suo” ministro dell’economia Franco ha portato al compromesso contenuto nel decreto. Dal punto di vista propagandistico, una vittoria per Lega e Forza Italia. Dal punto di vista economico, una vittoria per Draghi che ha neutralizzato una richiesta assai pericolosa.

Veniamo dunque alle riflessioni. Primo, una cosa che non è certamente speciale di questo condono ma si applica in genere: il maggior costo dei condoni (questo, quelli che ci sono stati nel passato e quelli che purtroppo ci saranno in futuro) dal punto di vista economico non è tanto l’ovvia disparità di trattamento verso chi ha ottemperato agli obblighi fiscali. Il costo principale è la distruzione di credibilità dell’amministrazione fiscale, che cambia i comportamenti futuri dei contribuenti. Naturalmente le attitudini verso gli obblighi fiscali cambiano lentamente nel tempo e questo ennesimo condono sarà solo un piccolo tassello nel mantenimento, o peggioramento, del rapporto tra contribuenti e autorità fiscali. Lo stesso, non è un bel vedere. È un po’ come se qualcuno avesse bisogno di smettere di fumare ma dicesse che un’altra, singola, sigaretta non può fare troppo male. Anche se, strettamente parlando, è vero che la singola sigaretta non può fare molti danni credo che sia chiaro a tutti quanto sia sbagliato il ragionamento.

Secondo, venendo allo specifico di questo provvedimento, è sempre una cattiva idea usare soglie assolute con bruschi cambiamenti di comportamenti. Perché la cartella da 4,999 euro va rottamata mentre quella da 5,001 euro no? Perché il contribuente che guadagna 29,999 euro gode del condono mentre quello che ne guadagna 30,001 no? Sappiamo la ragione, il provvedimento è fatto in fretta e furia e non si è guardato troppo a queste sottigliezze. Tuttavia in questo modo si aggiunge insulto all’ingiuria. La verità è che queste cose succedono quando il provvedimento è sbagliato dall’inizio e non meritava di essere approvato. Le soglie sono state il modo, ingiusto e un po’ strampalato, di limitare i danni di una pessima misura.

La terza osservazione che possiamo fare è che si è persa un’occasione per migliorare il funzionamento chiaramente pessimo che ha prodotto la montagna di cartelle inesigibili di cui l’Agenzia delle Entrate ha dato conto. Una cosa minima che si può cercare di fare, e che non sappiamo in quale misura è stata fatta finora, è incrociare i dati tra le somme (“ristori”, “sostegni” o come altro si vogliono chiamare) che vengono elargite a persone e imprese e coloro che hanno pendenze con il fisco. L’idea dovrebbe essere semplice: se Tizio ha un debito di 100 euro verso il fisco e al tempo stesso ha diritto a un sussidio di 100 euro, anziché ricevere 100 euro come ristoro dovrebbe ricevere una riduzione di 100 euro del debito verso il fisco. Ovviamente l’ammontare dell’elargizione dovrebbe essere indipendente dal fatto che la posizione debitoria esista o non esista. In questo modo si premierebbero di più quelli che il debito con il fisco intendono saldarlo, per i quali una riduzione di 100 euro vale effettivamente 100 euro, rispetto a quelli che non intendono saldarlo, per i quali la riduzione vale molto meno.

L’ultimo punto è il pessimismo per la futura politica economica del paese, a cui accennavo all’inizio del pezzo. Per non stare a girarci troppo intorno, anche in questa vicenda il centrodestra ha dimostrato una cultura fiscale pessima sotto ogni punto di vista, continuando la terribile performance mostrata durante il governo Conte I con la “flat tax per gli autonomi”. Semplicemente, non sembrano avere idea di come far funzionare il fisco in uno stato moderno. Visto che si tratta di una forza politica che, con alta probabilità, avrà la maggioranza dopo le prossime elezioni politiche, il pessimismo, almeno per quanto riguarda la politica fiscale, sembra essere d’obbligo.