Sul nucleare, purtroppo, si rincorrono le solite divisioni manichee tra favorevoli e contrari, in un’assurda competizione tra nucleare e rinnovabili. La retorica spesso è meno intermittente dei pannelli solari, perché non si comprende che l’unico futuro plausibile è quello del mix energetico.

Per una sana transizione ecologica, le rinnovabili non bastano. Lo scenario che include il nucleare costa il 40% in meno rispetto a quello basato esclusivamente sulle rinnovabili. Inoltre, le emissioni di gas serra del nucleare sono 7 volte inferiori a quelle del fotovoltaico al silicio e 3 volte inferiori a quelle dell’eolico. Sappiamo anche che l’occupazione di suolo è bassissima: a parità di energia prodotta, servirebbero circa 2 km² per il nucleare, 500 km² per il fotovoltaico e 2.000 km² per l’eolico. Un mix energetico porterebbe benefici anche al Pil e all’occupazione, ed esporrebbe l’Italia a un minor rischio legato alla dipendenza dalle materie prime. Sappiamo bene che l’idroelettrico è già sfruttato quasi al massimo, che il geotermico non può aumentare molto e che le biomasse hanno limiti strutturali. Pensare che le sole rinnovabili possano bastare è un esercizio da alchimista: affascinante, ma per nulla risolutivo.

Una spinta al nucleare arriva anche da Confcommercio. Nella sua relazione all’Assemblea nazionale della Confederazione, il presidente Carlo Sangalli ha affermato chiaramente che «l’energia rimane una priorità per il nostro settore, con un’attenzione particolare al tema del nucleare, che resta un passaggio decisivo». In questo clima di confusione geopolitica, servono interventi veri e rapidi. Anche il presidente di Confindustria ha dichiarato: «Molte delle fonti di energia che utilizziamo oggi serviranno anche domani. Quando si parla di rinnovabili, noi non siamo contrari e crediamo nel mix energetico, ma serve anche il gas come fonte di supporto. Le fonti fossili non saranno eliminate nel breve periodo. Bisogna superare gli ideologismi e guardare alla realtà: alcune fonti non sono in disuso e non lo saranno nemmeno domani. Quando si parla di neutralità tecnologica, occorre mettere l’industria al centro. Il nucleare deve essere una fonte sulla quale almeno la ricerca sia consentita. Bene, quindi, la proposta sulla ricerca nucleare, perché limitarla significherebbe frenare lo sviluppo di interi settori».

Per l’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, «nell’ipotesi di un ritorno del nucleare in Italia sarà necessario istituire un’Autorità di sicurezza dedicata, con competenze specifiche. Bene, comunque, ha fatto il governo a creare le condizioni di una cornice legislativa adeguata». Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato che «la Spagna è stata più capace di noi nel costruire un mix energetico che le consente costi più stabili e più bassi. Per questo abbiamo deciso di realizzare anche noi un mix energetico che ci permetta di raggiungere lo stesso obiettivo, tornando a puntare sul nucleare. Quarant’anni fa l’Italia poteva offrire un costo dell’energia più competitivo. Torneremo a realizzare un mix energetico con una maggiore quota di rinnovabili. Vorremmo anche riprendere a produrre energia nucleare di nuova generazione».

La domanda non è più se scegliere tra nucleare e rinnovabili. La domanda è se vogliamo continuare a definire il nostro futuro attraverso ciò che rifiutiamo oppure attraverso ciò che siamo disposti a costruire. Uscire dalla logica del «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo» e affrontare la sfida energetica senza inutili pregiudizi e stereotipi.