Il premier Giuseppe Conte ha dichiarato ieri sera che non intende intervenire per fermare il blocco della prescrizione. E ha messo il Pd con le spalle al muro. Il Pd accetterà questo diktat o si ribellerà?

La sortita di Conte è stata preceduta da una serie di dichiarazioni, a raffica, di Luigi Di Maio. Il quale ha spiegato che la cancellazione della prescrizione dopo il processo di primo grado (che fu decisa dal governo Conte-Salvini, ma la cui attuazione era stata rinviata di un anno) è giusta anche se il governo (precedente) aveva giurato che sarebbe entrata in vigore solo dopo la riforma della giustizia e invece la riforma non c’è.

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Alla scelta di Di Maio e Conte si oppongono con tenacia i penalisti e – in Parlamento – Forza Italia. Mara Carfagna ha definito scellerata la scelta del governo di consacrare l’eternità del processo. I penalisti hanno deciso una azione di protesta che durerà dal 2 al 7 dicembre con una maratona oratoria dalla mattina alle 9 fino alla sera alle 8 davanti alla Cassazione, a Roma. Il Presidente delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza, ha definito la norma che Conte vuole salvare una norma sciagurata, perché mette in discussione i diritti costituzionali dei cittadini.

Perché Conte ha deciso di andare al braccio di ferro? Probabilmente per aiutare Di Maio, che in questo momento è in fortissima difficoltà politica, e forse immagina di poter recuperare qualche posizione premendo l’acceleratore sulla pista giustizialista. Questa accelerata può spingere il Pd verso la rottura e la crisi? Può darsi, ma in questo momento è difficile capire chi, nei partiti italiani, sia favorevole e chi contrario alla crisi.

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Il Pd potrà accettare questo schiaffo, che travolge un principio essenziale dello Stato di diritto? Speriamo di no. Nessuna persona responsabile, oggi, si augura la crisi di governo. L’Italia non ne ha bisogno. Ma se il prezzo deve essere quello di compiere un nuovo passo, lunghissimo, sulla strada della democrazia autoritaria e giudiziaria, beh, è un prezzo inaccettabile. Abolire la prescrizione in assenza di riforma della giustizia è una follia, e forse una provocazione. Se la si accetta non si può più sapere quale sarà il prossimo passo.