Viviamo in un periodo in cui le passioni sono completamente sganciate dal ragionamento politico. Più che mai nei momenti di crisi, il discorso diventa viscerale, di pancia. E così, davanti alla possibilità che Conte bis finisca la sua stagione, sui social si scatena l’inferno.

La maggior parte dei messaggi sono di appoggio incondizionato al premier e di critica molto feroce all’azione di Matteo Renzi. Ma andando a leggere le motivazioni del sostegno e delle critiche si resterebbe molto delusi, perché l’uno e le altre sono fondate sulla fede in Conte e sull’odio nei confronti del leader di Italia viva. Impossibile leggere un’analisi dettagliata, una valutazione approfondita, che ne so, anche solo una semplice battuta sull’operato di questo governo. I commenti anche più articolati si fondano sulla simpatia o sull’antipatia e sarà difficile trovare una analisi sul Recovery Plan (di cui del resto si sa purtroppo ben poco) oppure sul fatto che, nonostante le carenze del nostro sistema sanitario ormai al collasso, si continui a non attingere alle risorse del Mes. Stessa cosa su un tema così delicato come quello della scuola.

Si leggeranno, qua e là, critiche che investono Azzolina, ormai diventata il capro espiatorio di tutti i mali, ma è come se la ministra cinque stelle non facesse parte di questo governo. Sono tanti i temi su cui si gioca il futuro del Paese di cui non troverete traccia quando si urla e si sbraita perché qualcuno osa mettere in discussione l’attuale esecutivo. Niente sui migranti, niente sulla giustizia sempre più piegata al giustizialismo.

Da qualche tempo sembrava che il populismo avesse avuto almeno una piccola battuta d’arresto, ma quello che sta accadendo in queste ore dimostra l’esatto contrario. Il populismo è più vivo che mai. Perché che altro è se non populismo questo modo di decidere che odia il raziocinio e che si fonda esclusivamente sui sentimenti, sulle passioni non mediate da una valutazione politica?

Già ai tempi della sfida americana tra Donald Trump e Hillary Clinton, la sconfitta della candidata dem fu attribuita alla sua minor simpatia. Dicevano che Trump era più vicino al popolo, talmente vicino che adesso abbiamo visto come lo scaglia anche contro le istituzioni democratiche. Il tempo passato da quella elezione faceva sperare in un cambio di passo, in Italia segnato dal governo populista giallo-verde. L’esperienza nostrana e internazionale non è servita e le logiche sono sempre le stesse. Non si tratta di difendere a tutti costi chi chiede di più a questo governo mettendo in discussione l’azione di Conte, né di criticare per forza l’operato del governo giallo-rosso. Ma, per favore, ci volete dire una cosa per cui l’avvocato del popolo deve restare ancora lui a guidare il Paese? Una, almeno una, così per capire…