“L’ultima volta che ti ho visto, è stato il 6 marzo. L’ultima volta che ti ho sentito è stato il 19 marzo, il giorno del tuo ricovero (bella festa del papà, vero?)”.

E’ la commovente lettera pubblicata sui social dalla figlia di Giorgio Guastamacchia, il poliziotto di 52 anni, che lavorava nella scorta del premier Giuseppe Conte, morto sabato 4 aprile al Policlinico di Tor Vergata a Roma dopo essere risultato positivo al coronavirus nelle scorse settimane. L’agente è deceduto per le complicazioni di una polmonite da Coronavirus.

Il ricordo della figlia è struggente: “Da quel giorno, anche se eri intubato e incosciente, ogni giorno ti ho mandato uno o più messaggi per incitarti a non mollare, a non abbandonarci, a combattere sto cazzo di virus. Da stamattina, mi rendo conto che quei messaggi non li leggerai mai. Ma sicuramente saranno arrivati direttamente al tuo cuore perché si sa, un rapporto Padre-Figlia non se ne andrà mai, soprattutto dopo aver condiviso tante cose, passioni, momenti. Addio papà. Sono stata orgogliosa di averti avuto come padre”.

“Un giorno – aggiunge – racconterò la tua storia. La storia di un eroe. La storia di un padre meraviglioso e un poliziotto esemplare. Dammi solo il tempo di tornare lucida ed uscire da questo mare di lacrime e dolore… Ci vorrà un po’, ma ce la faremo. Stacci vicino papà, stacci vicino te ne prego. Mancherai come non so cosa. Sarai la stella più lucente lassù, insieme a nonno”.

La figlia di Guastamacchia ringrazia poi il premier Giuseppe Conte “per le belle parole verso mio padre, e per avermi chiamata stamattina facendomi le condoglianze personalmente! Lei sa, cosa deve fare”.