L’allarme era stato lanciato già una decina di giorni fa da polizia postale e associazioni. E ieri la conferma è arrivata anche dal report pubblicato su sito del ministero dell’Interno su dati forniti dalla Direzione Centrale di Polizia Criminale. Lo studio fa notare come i reati, nell’intervallo di tempo dal primo marzo al 25 marzo, siano complessivamente calati del 64% circa rispetto allo stesso intervallo di tempo dell’anno 2019. Si è passati da 146.762 delitti a 52.596.

Diminuiscono dunque gli omicidi, le minacce, i furti, le rapine. Calano quasi del 70% le violenze sessuali. Questi gli effetti – tra i pochi positivi – del lockdown italiano per contrastare la diffusione del coronavirus. Ci sono tuttavia delle categorie, non ascrivibili ai “reati di strada” che non scendono. E sono quelli che si consumano tra le mura domestiche, ovvero i reati informatici e in particolare l’adescamento di minorenni da parte di pedofili.

Si legge nel documento: “I pedofili che usano i social network per individuare le vittime sfruttano l’attitudine dei più giovani a ‘postare larga parte della loro vita pubblica e privata, fornendo così agli adescatori tutta una serie di dati preziosi. Servizi come WhatsApp, Snapchat, Telegram e quelli di messaggistica istantanea vengono scelti dai pedofili online come territori di ‘caccia’ dove tentare l’aggancio delle potenziali vittime, privilegiando quei social network che rendono tecnicamente più difficile l’identificazione dei ‘predatori’”.

Le argomentazioni del documento pubblicato sul sito del Viminale fa riferimento alle denunce – comunque in calo anche in questa categoria – e a un monitoraggio costante della rete da parte degli investigatori telematici in grado di rilevare i traffici più rilevanti. Ecco che dunque le scuole chiuse, il maggior tempo da trascorrere in casa possono tradursi per i più giovani in più tempo da passare online. E senza accortezze questo aspetto può rivelarsi rischioso, chiosa il report – il quale riferisce anche dei numerosi tentativi di truffa telematica, condotti anche lucrando sull’emergenza attraverso raccolte fondi, malware e messaggi accattivanti.

Già il 16 marzo la polizia postale, esaminando 261 denunce presentate ai compartimenti territoriali, riportava che 47 riguardavano casi di pedofilia. “È estremamente pericoloso lasciare da soli i minorenni, costretti a restare in casa in questi giorni, a navigare liberamente in Rete”, scriveva la polizia postale. Sullo stesso argomento l’associazione Meter, da sempre impegnata su questo fronte, aveva denunciato dal primo al 16 marzo 138 segnalazioni e denunciato 182 chat pedofile con migliaia di utenti e 19.809 video e foto pedopornografiche. Un’azione seguita dall’appello di Don Fortunato Di Noto, presidente di Meter: “Utilizzate internet, usufruite delle piattaforme social ma sempre con prudenza e intelligenza. Rivolgetevi sempre, cari ragazzi e adulti, senza esitazione se siete in pericolo”.