“La cosa che più mi sta devastando è non poter abbracciare le persone alle quali voglio bene. Sento che ne ho bisogno … Ne ho bisogno perché la stanchezza è tanta, e un abbraccio in questo momento sarebbe pura energia”. Comincia così la lettera di Nicola De Giosa. Comincia dalla nostalgia per la famiglia, per la moglie e per i figli Marco e Alessandro la riflessione che l’infermiere, in prima linea contro il coronavirus, ha affidato al portale online Nursetimes.org. E continua con le le emozioni che lasciano addosso ore e ore in corsia. Dove la mascherina permette a malapena di respirare, la “tuta-corazza” di muoversi e il lavoro travolge come un uragano. E quindi, a fine giornata, va a consolarsi nei ricordi, nella mente che è come “una scogliera”, “un’ancora di salvezza”. A ripescare i dettagli della vita, per dare loro valore e per lanciare un altro, ennesimo appello: “Noi siamo stanchi e a casa vorremmo tornare”, e ci potranno tornare se anche chi è fuori collaborerà.

Nicola ricorda di quando a 17 anni indossò per la prima volta il camice. Di come si sentisse inadeguato. E di come capì che infermiere vuol dire guardare il mondo da un’altra angolazione. “Da più di 21 anni vivo continuamente in due mondi diversi – scrive De Giosa – quello degli altri, fatto di cose comuni, normali, scontate, programmate, e quello della terapia intensiva, fatto di luci, suoni assordanti, odori forti, cose strane, persone strane, fatti e cose per niente scontate”. È un mondo scollegato, strano, diverso, quello della terapia intensiva, continua Nicola. “Quando passo nell’altro mondo, tutto è meravigliosamente unico, reale, carnale … Un soffio di vento sulla faccia, un raggio di sole, la pioggia sul viso, l’odore della natura, gli abbracci, le parole, gli sguardi … Tutto è così prezioso … La vita è preziosa. Noi lo sappiamo, e ora anche voi lo sapete”.

Questo nemico invisibile, scrive Nicola, ci ha fatto scoprire quanto il mondo ha ancora da insegnarci. E chiude la sua lettera con un appello: “Un mondo, la rianimazione e il mio lavoro, che ora più che mai vi guarda. E che spera che almeno voi, quelli dell’altro mondo, ci rispettiate. Perché noi siamo stanchi, e a casa vorremmo tornare. E questa tragedia, poi, raccontare. Perché di racconti è fatta la vita. E i due mondi insieme ce la possono fare, se a casa decidete di stare”.

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus in Italia sono morti 116 medici e 8 farmacisti. Le vittime totali in Italia sono state 21.067. , i contagi 104.291